martedì, 10 novembre 2009, ore 14:12
scarabocchiato da Lunatik in

Che fine hanno fatto i terremotati d'Abruzzo, che fino a pochi mesi fa albergavano in ogni tg  e talk show facendo registrare, si pavoneggiava Un certo tg, ascolti record?
Quel che è certo, è che albergano ancora nelle tendopoli, in pieno inverno.
Ma nessuno più ci racconta come stanno, cosa pensano, se sperano ancora. Nè cosa sta facendo il governo per loro, cosa ancora più grave.

Oggi esiste solo l'influenza A. Tutto il resto è noia.

In attesa del prossimo Terrore.

Booh.



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martedì, 10 novembre 2009, ore 13:10
scarabocchiato da Lunatik in

Sapete che c'è?
Che oggi il sogno sta assumendo contorni materiali.
Sento che è soprattutto un lavoro, un lavoro come tanti. Quello che ti dà da mangiare, che ti veste, ti dà la possibilità di avere dei figli, una famiglia. Una pensione.
E dietro ogni notizia non ci sono quei begli ideali in cui credevo (e credo ancora) io.
Non che il giornalista sia uno senza etica o morale, nè tantomeno lo è un artista o uno scrittore.
Ma larga parte di quello che c'è dietro a ciò che il secondo fa e il primo racconta, è il denaro, la fama, il commercio insomma.
Come la caduta degli ideali nelle loro copie, quelle cose lì.
E non lo dico in tono di rassegnazione o tristezza, anzi.
Ma da adulta. Consapevole.
Realista, ecco.

Come quella frase di Kerouac.
"Dove andiamo? Non lo so. Ma dobbiamo andare"





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lunedì, 09 novembre 2009, ore 13:37
scarabocchiato da Lunatik in

Se dovessi pensare a un film sulla caduta di Berlino, ce ne sono tanti eh, ma io direi Le vite degli altri.
Dà il senso dell'ingiustizia, quella di ogni guerra, che si combatta dalla parte del bene o del male. Perchè, alla fine, quel che conta è il potere. Perchè dividere in due una città, perseguitarne gli abitanti, non è ristabilire gli orrori commessi da Hitler. E' perseguitare degli innocenti, imprigionarli, senza che abbiano colpe, se non quella di essere tedeschi. Ossia, una colpa di razza, la stessa che perseguitava Hitler.

Mi ricordo le scene alla tv dei berlinesi che picconavano il muro.
Mi ricordo The Wall, e il video di Alan Parker.





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lunedì, 09 novembre 2009, ore 13:02
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lunedì, 09 novembre 2009, ore 12:48
scarabocchiato da Lunatik in

Ci sono, per me, delle condizioni ottimali per vedere un film.
Sono in stato di grazia quando fuori piove un mondo freddo. Meglio ancora se è di domenica.
Sprofondo nella mia poltrona, e parto.

Mi sono innamorata di lui in un giorno così, ma alla tv.
E ieri era una giornata di grazia. Diluviava, ed era perfino domenica. Wow.
Così sono partita alla volta di Lezione 21, prima prova di regia di lui, Baricco.
Sa parlare di cultura in un modo che...ti trascina, ti avvince, ti fa venir voglia di leggere all'istante l'intero scibile umano! Una cosa stupenda. Uno così, lo sposerei. Potrei pendere dalle sue labbra anche a sentirlo leggere le istruzioni del televisiore. In finlandese.
Ma quando scrive, non so, perde questa carica. Tutto si allenta...in una parola, diventa prolisso. Interessante, validissimo, ma prolisso.

E così il film l'ho trovato...stralunato.
E' l'esposizione di una singolare teoria sulla genesi e la validità della IX Sinfonia di Beethoven, l'Inno alla Gioia. Il racconto è stratificato su più piani, che si intrecciano e si ingarbugliano, aiutati da immagini che anticipano gli eventi, o si inseriscono qua e là tra un piano e l'altro sottoforma di digressioni, commenti sul filo conduttore della storia. Che è, appunto, la sinfonia. Così come la racconta uno strambo professore nella lezione più famosa tra i suoi studenti, la 'lezione 21'. Ed infatti non è lui a raccontarcela direttamente, ma la voce degli stessi studenti, il loro ricordo appassionato e pieno di devozione. E poi i personaggi del metaracconto su cui la lezione è imbastita, che vivono in una dimensione stralunata, appunto, figurata. Uno scenario bellissimo, tutto immerso nella neve, avvolto dalla splendida musica di Beethoven, in un'epoca indefinibile, sicuramente passata a giudicare dai costumi, ma non dal linguaggio, che è quello dei nostri giorni. A questi strambi personaggi senza tempo è affidato il compito di figurare, impersonare anzi essi stessi, la critica alla sinfonia.
La tesi su cui è impostata la storia è interessantissima, originale il modo di condurla. Ma qua e là, tutti questi fili intrecciati tra loro rischiano di confondere. Resta comunque un film originale, forse a tratti troppo.
Io, il tutto l'avrei visto meglio raccontato dalla voce di Baricco stesso,  che vi devo dì,c'ho il debole. In una delle sue splendide lezioni, quella polifonia di piani narrativi così unici e affascinanti, che me lo fanno tanto assomigliare al mitico professor Killroy del racconto.





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domenica, 08 novembre 2009, ore 12:31
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Guardi i primi dieci minuti, e già vorresti alzarti e lasciare la sala del cinema in lacrime.
Andare a prenderti una bella cioccolata calda (con panna) e metterti sotto il piumone abbracciata stretta stretta a lui.

Sì, ho visto finalmente 'Up'.

I cartoni della Disney stanno prendendo sempre più una piega adultoide.
O sarò io, che dall'alto della mia vecchitudine, li guardo con una consapevolezza maggiore, leggendo tra le righe cose che una bambina non può vedere e sapere. Ma tant'è, Up è un film tutt'altro che per bimbi.
Sì, c'è la gag comica, il vecchietto burbero alla Walter Matthau, c'è il bimbo paffuto che mette allegria, il cane che, non antropomorfizzato ma
dotato di collare che traduce pensieri canini in parole, è ancora più uno spasso, 'lo struzzo in technicolor' da salvare.
Ma c'è anche tanta malinconia.
Riflessioni sulla vita che solo un adulto può cogliere. Il vecchietto che tanto fa sorridere per i suoi modi rudi, è incattivito dalla vita, il bimbo tondo tondo che ti fa tenerezza, sulle spalle ha problemi più grandi della sua età. C'è anche una scena di sangue, mai visto prima, del sangue, in casa Disney.
Per me, il film avrebbe potuto concludersi dopo i primi dieci minuti, quando il vecchietto si chiude dietro la porta di una casa ormai vuota. E già sarebbe stato un cortometraggio perfetto, nella sua semplicità.
Tutto il resto è childish.

(Childish, diciamolo, come l'entusiasmo che ha colto la sottoscritta alla visione in 3D! Bellisshima.  *_* Oltre a voler piangere come una bambina ad ogni scena triste, avrei voluto saltare sulla sedia per la felicità somma di cotale modernità. Wow. Non che ci fossero grandi effetti speciali, niente cose che fuoriescono dallo schermo, per intenderci. Ma la profondità di campo è eccezionale. Le cose ti sembravano vive, vere, acquistano volume e quindi spessore.
...E ti commuovi ancora di più, uffa
).





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sabato, 07 novembre 2009, ore 14:19
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Dire che sono indignata, è poco.
Sono arrabbiata, sono stufa.
Ma non rassegnata.
Sono nera di bile, perchè anche la testa di Ruffini è caduta. Dopo Biagi, Luttazzi, Travaglio, i giornalisti di Report.
Adesso Ruffini. Uno che, all'azienda Rai, aveva portato ascolti e una ventata di cultura che manca nel resto del panorama televisivo di oggi.
E quando uno lavora bene, lo metti alla porta?

E sono anche curiosa.
Di sapere che scuse inventeranno per quest'altra testa caduta, stavolta.
Di sapere se ci saranno altre vittime. Anzi, quando, è la domanda esatta.
Quando cadranno anche Fazio, la Dandini e la Gabanelli?








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sabato, 07 novembre 2009, ore 10:37
scarabocchiato da Lunatik in wattafak, perchè sandro bondi è ministro



http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/rai-5/via-ruffini/via-ruffini.html

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mercoledì, 04 novembre 2009, ore 13:28
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mercoledì, 04 novembre 2009, ore 09:43
scarabocchiato da Lunatik in

 

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