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Pannasmontata
Settimana di Lunatik:
I punti 1), 2), 3) sono gratis.
Il 4), non ha prezzo.
Legge di Murphy.
"Tutto va male contemporaneamente"


Io non lo so se esista un grado dell'aberrazione.
Se sia ignoranza del bene, o chi compie violenza ci veda benissimo. O tutt'e due.
So solo che vittima e carnefice, sono facili a ribaltarsi. (ma quando è successo, come?)
Chi è peggio, adesso? Le migliaia di persone in fila, una contro l'altra, stretti come sardine, davanti all'aula di tribunale dove si celebra il processo della strage di Erba? Affamate di spettacolo, di curiosità morbosa, patologica. O loro, i protagonisti del macabro show della morte? Marito e moglie, che dietro le sbarre sorridono, ancora, di un sorriso compiaciuto, di ghiaccio, di bestia?
Io non lo so se esiste un grado dell'orrore.
Certo è che delle immagini al tg, oggi ho provato schifo, vergogna. E non solo per chi stava dietro le sbarre.
Perchè questa canzone di Jovanotti, mi piace. Perchè oggi, ci sta.
Può il finale rendere un film un capolavoro?
Nel caso di 'Train de vie', sì. Una sola inquadratura; poche, semplici, parole cantate in sottofondo. E, all'istante, tutto cambia.
Avverti un pugno lì, alla bocca dello stomaco, un groppo che ti sale in gola, di getto. Il sorriso che ti aveva accompagnato per 120 minuti di pellicola, spegnersi. I muscoli del viso, fino ad allora rilassati, contrarsi in pianto. Gli occhi velati. Mentre il velo della finzione cade. Vedere. E allora il salto è ancora più forte, e allora fa ancora più male. E' come uno squarcio, una lacerazione terribile, tra realtà e fantasia. Rappresentazione e storia. Favola e dramma. Un 'treno di vita': perchè nella finzione viva il ricordo. Perchè la finzione diventi vita. E i morti, tornino a vivere, per sempre, vivi.
Nel ricordo di chi resta.

Ricordo che era un giorno di sole. La classe era un brodo infernale, noi non aspettavamo altro che il suono della campanella, come un prigioniero conta i minuti e i secondi in attesa dell'ora d'aria. Aria di vacanza, per noi, in quel giorno di fine anno scolastico che ci separava dall'ultimo anno dell'adolescenza. Ultima ora, Italiano. La professoressa ci elencò una serie di libri che avremmo dovuto leggere durante le vacanze. Non si trattava di un obbligo, però, ci teneva a precisare lei. Ognuno di noi avrebbe infatti scelto il libro che più gli piaceva, il suo libro e di nessun altro. Diventò quasi un gioco, un'estrazione a scatola chiusa per accaparrarsi il libro migliore. Poi quel nome, 'La casa in collina', di un autore mai giunto prima alle mie orecchie di dodicenne 'sensibile e riflessiva', dicevano le pagelle. Timida, insomma. (timidissima. E studiosa. Il binomio dell'impopolarità, quando hai dodici anni e il seno non vuole saperne di crescere e il gene della miopia ci ha visto benissimo quando ha deciso di tramandarsi alla perfezione anche in te). Ma alzai la mano, di getto, quel giorno, senza paura, senza incertezze. "E' un libro non facile da leggere, vi avverto. Un libro sulla guerra. Cesare Pavese l'ha vissuta, ma era un persona sensibile e riflessiva e si è suicidato per il dolore". Così lo scelsi subito. O lui scelse me, non saprei dirlo.
Ho amato quel libro, tantissimo.
Oggi mi torna in mente una frase, di cui allora non capii subito il senso.
"E dei caduti che facciamo? perché sono morti? - Io non saprei cosa rispondere. Non adesso, almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero".
(Lager di Terezìn, Repubblica Ceca - foto mia)
Oggi è la 'giornata della memoria'.
(dimentichiamoci le squallide pagine della nostra identità nazionale. Il senatore della Lega e i porci compari con cui ha trasformato il Senato in un teatro dell'oscenità e dell'abiezione. Umana e morale. L'horror vacui che ci attende, dopo la caduta di Prodi. Dimentichiamoci chi siamo o chi siamo diventati. Perchè sono ben altre, le pagine su cui tutti dovremmo soffermarci, oggi).
Sentivo ieri a Che Tempo Che Fa la testimonianza di una vittima dell'Olocausto, un signore anziano, dagli occhi tristi. Non gli credevano, quando raccontava del lager, del dolore che appena bambino aveva dovuto vedere e vivere. 'Un giorno credi di star bene. E poi, all'improvviso, sei assalito dai ricordi. Allora, cambi umore, diventi triste. Non sono stato felice mai più. Anche nel giorno più bello, il matrimonio con mia moglie, o la nascita dei miei figli...perchè uno dovrebbe essere felice, non credete?'.
Sono stata a Terezìn, un anno fa. Uno dei più atroci lager della Repubblica Ceca. Vuoto e silenzio, come se il tempo si fosse congelato, fermo per sempre a quei terribili giorni. Perchè in ogni stanza, in ogni angolo, io li vedevo. Erano lì, bambini, donne, uomini, anziani. Erano lì. Tutto l'orrore, mescolato con la neve e il fango e il cielo grigio e quelle stanze vuote così piene, di dolore. (Un uomo solo, un solo uomo, come può aver fatto tutto questo? Come può aver distrutto, calpestato, umiliato, torturato, ucciso? Un solo, misero, uomo. Come può nessuno averlo fermato....).
'Il giardino dei Finzi Contini' (De Sica, 1970) e 'Train de vie' (Mihaileanu, 1998) su La7 a partire dalle 15, 'Schindler's list' (Spielberg, 1993) in prima serata su Rete4. E ancora Sky, con i documentari di History Channel (a partire dalle 15.30: 'L'Isola delle rose', 'I nani di Mengele', 'La vera storia di Marianne Golz', 'Fuga da Auschwitz', 'Auschwitz 2006') e 'Radio Clandestina' di Ascanio Celestini, alle 17.35 su Jimmy.
Sono solo frammenti, punti di vista, sguardi. Che non possono restituire l'orrore vero, quello della carne, quello dell'anima, di milioni di persone, uomini donne bambini, umiliati, mietuti, abbattuti, devastati, dispersi. Sterminati. Da un uomo solo.
Ma questi squarci di memoria sono l'unica forma di giustizia, l'unico tributo che possiamo rendere alle vittime dell'Olocausto. Conoscere, vedere, non dimenticare mai.
'Il grande beneficio degli scozzesi è che sono gli unici europei civilizzati identificabili come la razza che non ha avuto la sfortuna di avere un governo'.
(Nicholas Fairbairn)
'Con Prodi, oggi non finisce soltanto una leadership e un governo, ma una cultura politica - il centrosinistra - che tra alti e bassi ha attraversato gli anni più importanti del nostro Paese, segnando la storia repubblicana.
Ciò che è finito davvero, infatti, è l'idea di un'ampia coalizione che raggruppi insieme tutto ciò che è alternativo alla destra, comunque assemblato, e dovunque porti la risultante. Prodi è morto politicamente proprio di questo. È morto a destra, per la vendetta di Mastella e gli interessi di Dini, ma per due anni ha sofferto a sinistra, per gli scarti di Diliberto, Giordano e Pecoraro, soprattutto sulla politica estera. Mentre faceva firmare ai leader alleati un programma faraonico e velleitario di 281 pagine e un impegno di lealtà perfettamente inutile per l'intera legislatura, Prodi coltivava in realtà un'ambizione culturale, prima ancora che politica: quella di tenere insieme le due sinistre italiane (la riformista e la radicale), obbligandole a coniugare giustizia e solidarietà insieme con modernità e innovazione, in un patto con i moderati antiberlusconiani'. (Ezio Mauro)
E allora.
E adesso.
Stasi.
Tutto, congelato.
Piatto.
Non vedo orizzonti.
Non più.
Stavolta.
E intanto, in Parlamento gli uomini/sudditi di Berlusconi festeggiano. Con mortadella, champagne e vino. In Parlamento.
Come bestie. Immortalate lì, mentre fameliche divorano tutto. Orribile metafora di quello che ci attende: finire nelle loro fauci assetate di potere.
Carne da macello, non 'Popolo Sovrano' che sceglie da chi essere governato, ecco cosa siamo.

Orrore
Disgusto
Stanchezza
'Fanculo

Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Non cambierà non cambierà.

The fabulous 50's.
Negli anni '50 e oltre, era facile fare un filmetto nazionalpopolare: si prendeva una canzone di successo, ci si imbastiva una trama sentimentale, si prendeva il divo canoro del momento a immortalare l'apice emotivo del film con l'esecuzione del brano, e il gioco era fatto.
Oggi il fenomeno ritorna. E così, pare che a giugno vedremo nelle sale 'Alba chiara', ispirato alla canzone di Vasco (pare sia una trasposizione molto libera, comunque; in pratica, della canzone avrà solo il nome).
Ma la notizia? Eccola: nel cast, accanto a Nicolas Vaporidis (ormai prezzemolino in ogni minestraccia), ci sarà Lui, Er Califfo!
Credete sia poco? Naaaa. Fateci il callo: poi ci attendono il baglionesco 'Questo piccolo grande amore', il bobbysoliano 'Non c'è più niente da fare', il vendittiano 'Questa notte è ancora nostra'.....
E poi, 'Bocca di Rosa'. Dulcis in fundo. Per fortuna.