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Pannasmontata
Una delle mie scrittrici preferite è Banana Yoshimoto.
Uno dei libri più belli che ha scritto, è Tsugumi. E' difficile spiegarne la trama, è difficile per tutti i suoi libri. A scriverla, così, sembrerebbe banale. Perchè più che la storia, sono le suggestioni, le atmosfere, i personaggi, quelli che ti entrano dentro.
Ma ci provo, in breve.
Dunque dunque. E' la storia di un'amicizia, quella tra Maria e Tsugumi. E di un'estate, che poi diventa ricordo, vivo, nella memoria, di quelli che ti restano dentro per sempre.
"Giornate di una felicità intensa non capitano spesso nella vita. Ed è inseguendo quel vivido miraggio, che le persone riescono a tirare avanti e a invecchiare...Tsugumi è un romanzo che parla di questo. Di un'estate di un gruppo di ragazzi che non tornerà mai più..." (B. Yoshimoto)
Tsugumi è una ragazza particolare. Cagionevole di salute e quindi viziata, ribelle. E' sempre febbricitante, questo mi colpì subito di lei. Provai a immaginarmelo, come doveva essere vivere 'su di giri'. Intontita, stordita. Eppure, paradossalmente, con una capacità di ricezione amplificata del mondo esterno, come se il corpo delirante di febbre facesse da cassa di risonanza.
Ogni volta che mi ammalo, mi viene in mente Tsugumi.
E ieri, mentre camminavo stordita per i padiglioni, e poi per le strade e le piazze, ecco, mi sentivo così. Una cassa di risonanza, 'su di giri'. Non so come spiegarlo. Non mi sentivo esattamente bene, avvertivo che qualcosa nel mio corpo non andava. Ma era una sensazione di vertigine, più che altro. Infatti ho camminato, e sorriso, e scherzato, e goduto della giornata di sole che è stata un regalo, dopo tanta pioggia.
Poi, mi sono fermata. Sono tornata a casa e il mondo ha smesso di girare. E quando sono scesa dalla giostra, quando ho messo i piedi per terra, la vertigine mi ha schiacciato. 38 e mezzo. Esattamente dopo una settimana, di nuovo, la febbre. E stavolta è stata una bella mazzata, molto più dura. Li ho scontati tutti tutti, quei momenti di allegria e di sole.
Anche oggi c'è il sole. Pare che la primavera stia arrivando. Stamattina, va un pò meglio. Tsugumi, fammi il piacere, tornatene tra le pagine del libro!


You are The Empress Beauty, happiness, pleasure, success, luxury, dissipation.
The Empress is associated with Venus, the feminine planet, so it represents, beauty, charm, pleasure, luxury, and delight. You may be good at home decorating, art or anything to do with making things beautiful. The Empress is a creator, be it creation of life, of romance, of art or business. While the Magician is the primal spark, the idea made real, and the High Priestess is the one who gives the idea a form, the Empress is the womb where it gestates and grows till it is ready to be born. This is why her symbol is Venus, goddess of beautiful things as well as love. Even so, the Empress is more Demeter, goddess of abundance, then sensual Venus. She is the giver of Earthly gifts, yet at the same time, she can, in anger withhold, as Demeter did when her daughter, Persephone, was kidnapped. In fury and grief, she kept the Earth barren till her child was returned to her.
Bah. In fondo, perchè no?
Ma meglio la nanna.
(se avete voglia di perder tempo anche voi, potete farlo qui: http://www.flarn.com/~warlock/tarot/)
E' stata una giornata luuuunga luuuunga. Preceduta da un ancor più lunga giornata, ieri.
Quindi sono stanca.
L''acido lattico non mi dà tregua, in nessuna posizione. Io provo a contorcermi sulla sedia, ma niente. Gioie e dolori della cyclette.
Questo mese è praticamente finito. Rrrrricomincia la corsa al numero degli articoli di aprile! Il solo pensiero, già mi stanca. Sarà che ho sonno (?)
Devo assolutamente trovare il tempo di vedere 'Il cacciatore di aquiloni' di Marc Forster (che intanto passa a dirigere 007...volo pindarico? eclettismo?) e 'Tutta la vita davanti'. E ieri al cinema, si pagava 1 euro. L'ho scoperto solo ora. Isn't it ironic?
Intanto, domani vado a Galassia Gutenberg. Ci andavo sempre, al liceo. Mi ricordo le serate, o i pomeriggi interi a vagare nel meraviglioso mondo dei libri, che non mi sembrava vero, di vederne tanti, e così diversi, tutti insieme.
E poi, ho sonno. Sabato tocca spostare le lancette. Un'ora di sonno in meno. Uff.
Oggi in ospedale c'era una vecchina, non parlava, non si muoveva. Guardava, guardava soltanto. Toccava e parlava, con gli occhi. E c'era suo marito, che non smetteva di accarezzarle il viso, con un amore nello sguardo, che sembravano due fidanzatini. E invece avevano un secolo e mezzo in due. Ed era bello, e triste.
E....
Morfeo, a me!
(zzzzzzzzzzzzzzzzz....To be - zzzz! - continued....)

Sveglia alle 7:30. Scrivi l'articolo. Così poi corri da lei.
Ieri chiami il lavoro precario, 'Scusa, sai, è che ieri...', come se dovessi scusarti se, per un giorno, c'hai avuto i cavoli tuoi da fare. Come se fosse una colpa, un errore, come se la tua vita, il tuo tempo gli fossero dovuti, sempre, comunque. 'Ah, bene, ora sei libera, quindi tra un'ora trottoleggia lì'. Amen.
E ti senti un numero, nient'altro che un piccolo ingranaggio, senza valore - umano - nel grande meccanismo del lavoro che non si ferma mai. Neanche per te, quando c'hai i cavoli tuoi. Neanche per te, che in fondo giri nell'ingranaggio da ospite, in bilico, mica c'hai dei doveri, dei legami scritti. E chissà perchè, invece, tutto è dovuto.
Tranne che a te.
Ma com'è che se spengo il cellulare per un giorno, per cavoli miei, e poi mi ritrovo mille Losaiditim di chiamate al precariato dal lavoro precario, poi mi sento pure in colpa?
Mannaggia al mio senso del dovere, mannaggia.
Ma quando ti ho incontrato, poi, dove mi sei nato dentro, tu?
Potendo poi rinascere
cambierei molte cose
un pò di leggerezza e di stupidità 
Camminare, mi piace. Oggi ho camminato tanto, sull'asfalto bagnato, nel profumo di pioggia, sotto un cielo rosa che si è fatto blu più tardi del solito. Ho camminato tanto, nei miei stivali comodi, bassi. Stretta stretta, nel mio impermeabile lungo. Senza pensieri.
E nel negozio ho scelto delle scarpe diverse, stavolta. Décolléte. Nere, con il fiocco e il tacco altino (alto, no. non sono ancora pronta per un tale passo...i miei passi, sarebbero troppo instabili...niente vertigini per me, stasera, grazie).
Sono tornata a casa, ho messo tuta e pantofole. Ho appeso al chiodo la mia proverbiale pigrizia. E ho deciso di iniziare a pedalare, piano piano, sulla mia cyclette nuova di zecca.
Come si cambia, per non morire.

E stasera sono triste, nonna.
E penso a te, tutta sola, in quello stanzone freddo freddo. Dove, stasera, con te non ci hanno fatto restare.
E anche se stai bene, in fondo, se i medici dicono che è routine, io a pensarti lì, non la vedo una cosa 'ordinaria'. A sentirti lì, stasera, con il respiro affannato e la voce impastata, distante, ho sentito che siamo a un punto in cui, indietro, non si torna più.
Stasera ti penso, nonna. Alla nonnina che eri, e a quella che adesso non conosco, buonanotte, stanotte.
La sera che sono andata a vedere Persepolis, avevo avuto una chiamata precaria.
Mi avevano mandato ad intervistare una scrittrice. Iraniana. Che vive in esilio, ormai da anni e anni, in Belgio.
E aveva negli occhi un passato, che ancora glielo si leggeva dentro. E aveva negli occhi anche una calma, una pace...forse la serenità di chi è finalmente libero. Ma non di tornare nel proprio paese. Mai più.
Tutto questo dicevano, i suoi grandi occhi azzurri.
La settimana scorsa ho visto Persepolis. E' un film d'animazione, tratto dal fumetto di Marjane Satrapi. Una storia autobiografica, dura - molto dura - alleggerita in qualche modo dal tratto grafico, leggero e volutamente infantile, del disegno.
La vita a Teheran. Quando sei appena un ragazzo, con le tue cotte, la tua musica 'contro', i tuoi sogni, le prime esperienze. E niente di tutto questo è normale, a Teheran. Niente camminate mano nella mano, niente stonature rock nella tua musica, niente gonne corte, nè trucco, e neanche una ciocca dei tuoi capelli deve essere mostrata in pubblico. E' una vita in bianco e nero, così la disegna Marjane Satrapi.
Eppure, Marjane fugge, e poi inevitabilmente ritorna, al suo paese. A quella vita. Perchè ama la sua terra, nonostante tutto, le manca la sua gente, la sua famiglia. All'estero, si sente straniera. In patria, si sente estranea, perchè tutto è cambiato in sua assenza. Perchè non puoi vivere libera, e poi tornare a ingabbiarti in un velo.
E' un bel film, Persepolis. Ironico, intelligente. E storico, nel ricostruire un pezzo di storia dell'Iran, dal 1978 ad oggi.
Poi, bè, le luci si accendono. Esci dalla sala, senti il vento tra i capelli. E allora ti chiedi, pensando a quella vita che, The End, ti sei lasciato alle spalle, è forse questo il profumo della libertà?

Oggi, ho paura.
Ho paura che tutto cambi. E anche che tutto rimanga com'è.
Qualunque sia la strada, giunta al bivio, adesso io ho paura.
Un pò.