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Pannasmontata
Seguo Amelie....anche nell'orientamento a quanto pare! (ettepareva
)
Questa nazione brutta
ti fa sentire asciutta
senza volontà
(non è niente
non è per sempre...)

Guardate, davvero, io sono arrabbiata.
Sono incazzata nera.
Perchè odio questo sistema, quello descritto ben molto meglio di come potrei fare io da Travaglio nell'intervento a Torino. Odio questo sistema, eppure vorrei farne parte. Odio questo sistema eppure vorrei farne parte, ma non ci riesco, è più forte di me, perchè lo odio. Lo odio e, dunque, non mi piego ai suoi meccanisimi squallidi e schifosi. Ergo, sono incazzata. Perchè è un circolo vizioso: amo questo mestiere, ma ho le porte chiuse perchè non mi adeguo allo schifo che lo circonda e lo alimenta. Devo dunque andare contro me stessa? Non posso. Devo dunque rinunciare a me stessa, a quello che sono, una persona che ama scrivere, ama raccontare, vuole farlo, deve farlo? Non posso.
Qual è la soluzione?
Nessuna.
Quindi sono incazzata, davvero, davvero tanto. Se penso, poi, che alle elezioni ha vinto Berlusconi - essì, ogni tanto me lo dimentico....poi mi risveglio dal dolce torpore ed è una bella doccia fredda - , sapete, sono ancora più nera.
(dal Blog di Beppe Grillo)
Luigi Einaudi : “L’albo obbligatorio è immorale, perché tende a porre un limite a quel che limiti non ha e non deve avere, alla libera espressione del pensiero. Ammettere il principio dell’albo obbligatorio sarebbe un risuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai voleri dei tiranni e nemiche acerrime dei giovani, dei ribelli, dei non-conformisti”.
Mario Berlinguer, il padre di Enrico: “Io sono contrario al requisito di qualsiasi titolo di studio per la professione di giornalista, perché considero questo come una discriminazione assurda, una discriminazione di classe, contraria alla libertà di stampa e alla libera espressione delle proprie opinioni".
Il secondo referendum. L’abolizione di un miliardo di euro all’anno di finanziamento pubblico all’editoria. Ferrara, Polito, Feltri, Padellaro non esisterebbero senza le vostre tasse. Loro non vendono i giornali: li stampano. Più ne stampano più prendono contributi. Stiamo disboscando l’Amazzonia per stampare milioni di copie di giornali invenduti. Abbiamo giornalisti che prendono ordini dai Partiti, che non danno alcuna importanza alla verità, al lettore. Dalla fine della seconda guerra mondiale il numero di copie di quotidiani in Italia è rimasto lo stesso, ma ci sono dieci milioni di italiani in più. Le nostre tasse finanziano persino Il Corriere della Sera e Il Sole 24 ore quotati in Borsa. I presunti campioni del liberismo che fanno tutti i giorni le pulci alla Casta.
Il terzo referendum. La Corte europea di Giustizia ha condannato il regime italiano di assegnazione delle frequenze televisive. La legge della fattucchiera Gasparri è contraria alle normative europee. L’Europa, dopo le sentenze del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale ha ordinato all’Italia che le frequenze televisive pubbliche di Rete 4 devono essere assegnate a Europa 7. Se non verrà applicata la sentenza europea pagheremo 300.00 euro al giorno dal primo gennaio 2006. A fine 2008 fanno 330 milioni di euro. Più del prestito ponte all’Alitalia. Fede ci costa 300.000 euro al giorno di tasse. L’ultimo Consiglio dei ministri di Prodi, D’Alema e Rutelli doveva applicare le direttive europee. Le ha applicate TUTTE, tranne quella su Rete 4. La Bonino, Madre Teresa di Confindustria, ha detto che la misura non è urgente. Chi paga? Lei? Non è urgente per chi? Per la disinformazione? Per Testa d’Asfalto?
Le concessioni per trasmettere i segnali radiotelevisivi sono nostre, sono dello Stato. Tre su quattro sono state date a un solo soggetto privato. Per questo l’Europa ci condanna. Dov’è il libero mercato? Lo psiconano è diventato ricco grazie alla pubblicità che può raccogliere in modo esclusivo grazie alle concessioni statali.
Non si è mai visto uno Stato in cui chi controlla metà dell’informazione possa candidarsi a presidente del Consiglio. Negli Stati Uniti Obama che possiede la CNN, l’ABC e la FOX non potrebbe candidarsi. Non potrebbe neppure esistere. Per qualunque democrazia è inconcepibile. E nessuno di questi direttori di giornali e di televisioni che lo gridi alto e forte. Servi ben pagati.
La RAI non può avere un consiglio di amministrazione e giornalisti nominati dai Partiti. La RAI deve rispondere ai cittadini, deve essere indipendente come la BBC in Inghilterra. Un solo canale senza pubblicità pagato con il canone. Altrimenti, questa RAI di propaganda se la paghino i partiti. I politici l’hanno prima occupata e poi infestata con la loro presenza. Non ne possiamo più del loro vuoto, della loro incompetenza. Le frequenze radiotelevisive azionali vanno distribuite a diversi soggetti. Nessun privato cittadino deve possedere la maggioranza anche di una sola televisione nazionale.
Il controllo dell’informazione è il nuovo fascismo.
Spero abbiate firmato, in tanti.
Vi dirò, l'invito all'astensione alle urne di Grillo non mi era piaciuto. Non mi sembrava una risposta, non votare. Non avrebbe cambiato nulla, se non favorire proprio loro, i politici. Privando noi cittadini dell'unica arma che abbiamo per cercare di fare la differenza. Ma stavolta, per questo secondo V-Day, Grillo fa qualcosa di concreto.
Qualcosa di importante, soprattutto adesso. Adesso che a governare il nostro paese è uno che sguazza nel conflitto d'interessi, uno che ha in pugno stampa, editoria, televisioni. Uno che ha il potere di una vera e propria dittatura. Ideologica.
E nelle piazze di tutta Italia, oggi si raccolgono le firme per chiedere allo Stato un referendum sulla:
Ho un raffreddore barra sinusite ergo barra mal di testa. Mi zento da zghivo.
Ho una connessione di cacca. E' andata via per due giorni. Va, viene. Anche quando c'è, va, viene e singhiozza. E intanto, io pago.
Ho un profonda rabbia. Ma me la devo tenere. Ho subito un torto. E me lo devo subire, zitta zitta, Amen.
Chiamasi - papale papale non me ne voglia nessuno - momento di 'scazzo'.
Ho con me un libro di Erri De Luca; il nuovo cd degli Elio e gli mp3 di De Andrè; scorte a palate di fazzoletti morbidi e profumosi; due tre pasticche di Efferalgan. Passerà.

“E’ strana!...è laureata”. E' una delle battute più esilaranti del film. (ah, sì, finalmente l'ho visto...se non altro, non avere un contratto, ha i suoi vantaggi qualche volta.
Perché, sì, chi si laurea, è un soggetto strano. Pensateci, è uno che ha sgobbato sui libri per anni e anni, esami dopo esami, mattone su mattone. Uno che ha speso tempo, fatica, soldi. Uno strano. Perché, in fondo, a cosa serve tutto questo?
Bè, è la domanda in cui si imbatte la protagonista della storia, Marta. 110 e lode cum laude in Filosofia; abbraccio accademico. E dopo? I colloqui. E il risultato? Un buco nell’acqua. Non trova un bel niente.
Fino al giorno in cui è una bambina, a trovare lei. E Marta la segue, ed entra in un nuovo mondo, una nuova vita. Precaria. Ma è pur sempre qualcosa. Qualcosa che riempie il vuoto, e quindi conforta. Per un po’.
Tutto si gioca sul filo dell’ironia, dell’esagerazione, del paradosso. E tutti, in sala, ridevano.
Ma se aveste guardato bene, in quella sala, avreste visto una ragazza, lì, nella sua poltroncina rossa. Con il viso serio serio. E alla fine, pure con qualche lacrimuccia. Di solidarietà, di rabbia.
Perché il film mi è piaciuto, molto. Ma è stato un pugno nello stomaco devo dire. Specie in questo momento. E così, in trasparenza, dietro l’ironia non riuscivo che a vedere l’amarezza. Ma Virzì ha la bravura di saper mescolare bene i due piani, e l’uno o l’altro ti entrano dentro, a seconda che tu il film lo veda con la testa, o con la pancia. Io l’ho visto con la pancia, e con il cuore. E mi ha dato molte emozioni. Ed è il bello del cinema. Che ti tocchi proprio quelle corde lì, in quel particolare momento. E ti faccia scattare qualcosa, qualcosa che non è mai uguale a se stesso. Perché un film ti entra dentro in modo sempre differente, ogni volta che lo vedi.
Isabella Ragonese al suo esordio, l’ho trovata perfetta. Sabrina Ferilli, pure, devo dire: il suo era un personaggio un po’ ambiguo, fragile e ha saputo rendere bene le sue due anime contrapposte.
Il cinema italiano sta risalendo la china, ebbene sì, è una grande soddisfazione patriottica (eeeeh, che parolone! lo usavo ormai solo per le partite dell'Italia...). Io, un po’ meno…Ma se il nostro cinema ci ha messo così tanto, e alla fine ce la sta facendo, avrò anche io qualche speranza, no? Del resto, siamo giovani: come da titolo.
Mi incateno! Su incatenante invito di Jelinek (http://jelinek.splinder.com/), ecco 6 cose che non avete mai osato chiedere (e mi piace pensare che ci sia un motivo....), di me:
E ora, siore e siori, a voi maglie e lucchetti. Si incateni chi può, se gli va.


La fortuna del principiante, qualcuno potrebbe dire. I più maligni, forse, o gli invidiosi che sono rimasti a bocca asciutta. Sì, perchè 'La ragazza del lago' di Andrea Molaioli, ai David di Donatello, ha rubato la scena a tutti: ben 10 statuette, a questo thriller intimista e poetico. Miglior film, miglior regista, miglior regista esordiente, sceneggiatura, miglior produttore, miglior attore protagonista (un grandissimo Toni Servillo), migliore fotografia, miglior montatore, miglior fonico di presa diretta, migliori effetti speciali. Tutte meritatissime, queste statuette. Quello di Molaioli è uno dei più bei film che io abbia visto negli ultimi anni: delicato, suggestivo, con personaggi dalle mille sfumature psicologiche, e una fotografia che trasfigura nella poesia il dolore e l'orrore della storia, che pure rimane assolutamente lì, presente, vivo. E ti entra dentro.
Intervistato, Molaioli ha detto: "Verrebbe voglia di fermarsi, qui. Così, per lasciarsi anche una sorta di mito attorno". Lui, invece, che un pò mito ci si sente, diciamolo, è rimasto maluccio. Niente statuette per Nanni Moretti, non era serata. 'Caos calmo', comunque, qualche premiuccio l'ha intascato: miglior attore non protagonista ad Alessandro Gassman, miglior musicista a Paolo Buonvino, e miglior canzone originale (L'amore trasparente di Ivano Fossati).
Anche 'Giorni e nuvole', di Soldini, non è stato da meno: migliore attrice protagonista a Margherita Buy e non protagonista ad Alba Rorhwacher. Miglior scenografia, costumi, trucco e acconciature, infine, alla saga in costume de 'I Viceré' di Roberto Faenza.
Mi è dispiaciuto che 'Il vento fa il suo giro' e 'La giusta distanza' non abbiano avuto neanche un riconoscimento.
...e che abbiano scelto Tullio Solenghi come conduttore. Tanto di cappello nel trio, ma ieri sembrava avesse il taxi sotto il palco, che dovesse fuggire via da un momento all'altro. Liquidava tutti con un 'Va bene...' al cardiopalma appena aprivano bocca! Ma del resto, è colpa dei ritmi della televisione: che tiene in scacco il cinema, ormai.