mercoledì, 30 aprile 2008, ore 00:33
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Seguo Amelie....anche nell'orientamento a quanto pare! (ettepareva )


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martedì, 29 aprile 2008, ore 14:40
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Questa nazione brutta

ti fa sentire asciutta

senza volontà

(non è niente

non è per sempre...)


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domenica, 27 aprile 2008, ore 14:43
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Guardate, davvero, io sono arrabbiata.

Sono incazzata nera.

Perchè odio questo sistema, quello descritto ben molto meglio di come potrei fare io da Travaglio nell'intervento a Torino. Odio questo sistema, eppure vorrei farne parte. Odio questo sistema eppure vorrei farne parte, ma non ci riesco, è più forte di me, perchè lo odio. Lo odio e, dunque, non mi piego ai suoi meccanisimi squallidi e schifosi. Ergo, sono incazzata. Perchè è un circolo vizioso: amo questo mestiere, ma ho le porte chiuse perchè non mi adeguo allo schifo che lo circonda e lo alimenta. Devo dunque andare contro me stessa? Non posso. Devo dunque rinunciare a me stessa, a quello che sono, una persona che ama scrivere, ama raccontare, vuole farlo, deve farlo? Non posso.

Qual è la soluzione?

Nessuna.

Quindi sono incazzata, davvero, davvero tanto. Se penso, poi, che alle elezioni ha vinto Berlusconi - essì, ogni tanto me lo dimentico....poi mi risveglio dal dolce torpore ed è una bella doccia fredda - , sapete, sono ancora più nera.


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domenica, 27 aprile 2008, ore 14:34
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(dal Blog di Beppe Grillo)

Luigi Einaudi : “L’albo obbligatorio è immorale, perché tende a porre un limite a quel che limiti non ha e non deve avere, alla libera espressione del pensiero. Ammettere il principio dell’albo obbligatorio sarebbe un risuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai voleri dei tiranni e nemiche acerrime dei giovani, dei ribelli, dei non-conformisti”.
Mario Berlinguer, il padre di Enrico: “Io sono contrario al requisito di qualsiasi titolo di studio per la professione di giornalista, perché considero questo come una discriminazione assurda, una discriminazione di classe, contraria alla libertà di stampa e alla libera espressione delle proprie opinioni".

Il secondo referendum. L’abolizione di un miliardo di euro all’anno di finanziamento pubblico all’editoria. Ferrara, Polito, Feltri, Padellaro non esisterebbero senza le vostre tasse. Loro non vendono i giornali: li stampano. Più ne stampano più prendono contributi. Stiamo disboscando l’Amazzonia per stampare milioni di copie di giornali invenduti. Abbiamo giornalisti che prendono ordini dai Partiti, che non danno alcuna importanza alla verità, al lettore. Dalla fine della seconda guerra mondiale il numero di copie di quotidiani in Italia è rimasto lo stesso, ma ci sono dieci milioni di italiani in più. Le nostre tasse finanziano persino Il Corriere della Sera e Il Sole 24 ore quotati in Borsa. I presunti campioni del liberismo che fanno tutti i giorni le pulci alla Casta.

Il terzo referendum. La Corte europea di Giustizia ha condannato il regime italiano di assegnazione delle frequenze televisive. La legge della fattucchiera Gasparri è contraria alle normative europee. L’Europa, dopo le sentenze del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale ha ordinato all’Italia che le frequenze televisive pubbliche di Rete 4 devono essere assegnate a Europa 7. Se non verrà applicata la sentenza europea pagheremo 300.00 euro al giorno dal primo gennaio 2006. A fine 2008 fanno 330 milioni di euro. Più del prestito ponte all’Alitalia. Fede ci costa 300.000 euro al giorno di tasse. L’ultimo Consiglio dei ministri di Prodi, D’Alema e Rutelli doveva applicare le direttive europee. Le ha applicate TUTTE, tranne quella su Rete 4. La Bonino, Madre Teresa di Confindustria, ha detto che la misura non è urgente. Chi paga? Lei? Non è urgente per chi? Per la disinformazione? Per Testa d’Asfalto?
Le concessioni per trasmettere i segnali radiotelevisivi sono nostre, sono dello Stato. Tre su quattro sono state date a un solo soggetto privato. Per questo l’Europa ci condanna. Dov’è il libero mercato? Lo psiconano è diventato ricco grazie alla pubblicità che può raccogliere in modo esclusivo grazie alle concessioni statali.
Non si è mai visto uno Stato in cui chi controlla metà dell’informazione possa candidarsi a presidente del Consiglio. Negli Stati Uniti Obama che possiede la CNN, l’ABC e la FOX non potrebbe candidarsi. Non potrebbe neppure esistere. Per qualunque democrazia è inconcepibile. E nessuno di questi direttori di giornali e di televisioni che lo gridi alto e forte. Servi ben pagati.
La RAI non può avere un consiglio di amministrazione e giornalisti nominati dai Partiti. La RAI deve rispondere ai cittadini, deve essere indipendente come la BBC in Inghilterra. Un solo canale senza pubblicità pagato con il canone. Altrimenti, questa RAI di propaganda se la paghino i partiti. I politici l’hanno prima occupata e poi infestata con la loro presenza. Non ne possiamo più del loro vuoto, della loro incompetenza. Le frequenze radiotelevisive azionali vanno distribuite a diversi soggetti. Nessun privato cittadino deve possedere la maggioranza anche di una sola televisione nazionale.

Il controllo dell’informazione è il nuovo fascismo.

Spero abbiate firmato, in tanti.


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venerdì, 25 aprile 2008, ore 14:52
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Vi dirò, l'invito all'astensione alle urne di Grillo non mi era piaciuto. Non mi sembrava una risposta, non votare. Non avrebbe cambiato nulla, se non favorire proprio loro, i politici. Privando noi cittadini dell'unica arma che abbiamo per cercare di fare la differenza. Ma stavolta, per questo secondo V-Day, Grillo fa qualcosa di concreto.

Qualcosa di importante, soprattutto adesso. Adesso che a governare il nostro paese è uno che sguazza nel conflitto d'interessi, uno che ha in pugno stampa, editoria, televisioni. Uno che ha il potere di una vera e propria dittatura. Ideologica.

E nelle piazze di tutta Italia, oggi si raccolgono le firme per chiedere allo Stato un referendum sulla:

Libera informazione in libero Stato

Abolizione dei finanziamenti pubblici all'editoria
Abolizione dell'ordine dei giornalisti
Abolizione della legge Gasparri
Vday
Se si raggiungerà il quorum necessario, tempo tecnico 3 mesi, e le firme saranno depositate alla Corte Suprema di Cassazione. Allora, per legge, avremo il nostro Referendum. Credo sia una cosa importante, importante per evitare il pericolo - perchè il pericolo c'è, ed è grande - di una dittatura mass mediatica. Importante per abolire il sistema di casta che regola, di fatto, l'accesso alla professione giornalistica.

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venerdì, 25 aprile 2008, ore 12:41
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giovedì, 24 aprile 2008, ore 18:27
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Ho un raffreddore barra sinusite ergo barra mal di testa. Mi zento da zghivo.

Ho una connessione di cacca. E' andata via per due giorni. Va, viene. Anche quando c'è, va, viene e singhiozza. E intanto, io pago.

Ho un profonda rabbia. Ma me la devo tenere. Ho subito un torto. E me lo devo subire, zitta zitta, Amen.

Chiamasi - papale papale non me ne voglia nessuno - momento di 'scazzo'.

Ho con me un libro di Erri De Luca; il nuovo cd degli Elio e gli mp3 di De Andrè; scorte a palate di fazzoletti morbidi e profumosi; due tre pasticche di Efferalgan. Passerà.


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giovedì, 24 aprile 2008, ore 17:23
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E’ strana!...è laureata”. E' una delle battute più esilaranti del film. (ah, sì, finalmente l'ho visto...se non altro, non avere un contratto, ha i suoi vantaggi qualche volta.

 

Perché, sì, chi si laurea, è un soggetto strano. Pensateci, è uno che ha sgobbato sui libri per anni e anni, esami dopo esami, mattone su mattone. Uno che ha speso tempo, fatica, soldi. Uno strano. Perché, in fondo, a cosa serve tutto questo?

Bè, è la domanda in cui si imbatte la protagonista della storia, Marta. 110 e lode cum laude in Filosofia; abbraccio accademico. E dopo? I colloqui. E il risultato? Un buco nell’acqua. Non trova un bel niente.

Fino al giorno in cui è una bambina, a trovare lei. E Marta la segue, ed entra in un nuovo mondo, una nuova vita. Precaria. Ma è pur sempre qualcosa. Qualcosa che riempie il vuoto, e quindi conforta. Per un po’.

Tutto si gioca sul filo dell’ironia, dell’esagerazione, del paradosso. E tutti, in sala, ridevano.

Ma se aveste guardato bene, in quella sala, avreste visto una ragazza, lì, nella sua poltroncina rossa. Con il viso serio serio. E alla fine, pure con qualche lacrimuccia. Di solidarietà, di rabbia.

Perché il film mi è piaciuto, molto. Ma è stato un pugno nello stomaco devo dire. Specie in questo momento. E così, in trasparenza, dietro l’ironia non riuscivo che a vedere l’amarezza. Ma Virzì ha la bravura di saper mescolare bene i due piani, e l’uno o l’altro ti entrano dentro, a seconda che tu il film lo veda con la testa, o con la pancia. Io l’ho visto con la pancia, e con il cuore. E mi ha dato molte emozioni. Ed è il bello del cinema. Che ti tocchi proprio quelle corde lì, in quel particolare momento. E ti faccia scattare qualcosa, qualcosa che non è mai uguale a se stesso. Perché un film ti entra dentro in modo sempre differente, ogni volta che lo vedi.

Isabella Ragonese al suo esordio, l’ho trovata perfetta. Sabrina Ferilli, pure, devo dire: il suo era un personaggio un po’ ambiguo, fragile e ha saputo rendere bene le sue due anime contrapposte.

Il cinema italiano sta risalendo la china, ebbene sì, è una grande soddisfazione patriottica (eeeeh, che parolone! lo usavo ormai solo per le partite dell'Italia...). Io, un po’ meno…Ma se il nostro cinema ci ha messo così tanto, e alla fine ce la sta facendo, avrò anche io qualche speranza, no? Del resto, siamo giovani: come da titolo.


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domenica, 20 aprile 2008, ore 17:12
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Mi incateno! Su incatenante invito di Jelinek (http://jelinek.splinder.com/), ecco 6 cose che non avete mai osato chiedere (e mi piace pensare che ci sia un motivo....), di me:

  • - mi piace, per strada, camminare col naso per aria. sbirciare balconi e finestre, e cogliere quelle piccole differenze che rendono unico ogni piano dall'altro, ogni abitazione dall'altra. e oltre i fiori e le luci immaginare la vita, lì dentro.
  • - mi piace il colore delle foglie d'autunno, camminare su quel soffice tappeto rosso, verde e arancione che lasciano sulle strade gli alberi ormai spogli. e l'odore dell'erba quando sta per piovere, e quello dei ciclamini d'estate. che mi ricorda mia nonna.
  • - mi piace restarmene al calduccio, sotto le coperte, con la radio a fare da sottofondo ai primi pensieri del mattino...finchè Tiziano Ferro non mi butta giù dal letto al grido di 'Oddio, oddio, Tizianooooooooo!'. guardate che è un modo assai strategico per (essere costretti a) svegliarsi, eh. considerato che due canzoni su tre che passano alla radio sono dei Tokyo Hotel e Rihanna, avrete ottime probabilità di essere catapultati giù dal letto a spegnere la radio in preda a manie omicide in men che non si dica!
  • - mi piace, alla fine di un film, restarmene incollata allo schermo a guardare fino all'ultimo dei titoli di coda, metabolizzando idee ed emozioni mentre la musica va e le parole scorrono sullo schermo nero....e la sala si sfolla, e la machera mi fissa in cagnesco...
  • - mi piace l'odore del pane, e...scavarne la mollica come una gru in una cava di marmo...(cosa per la quale la sottoscritta non è esattamente ben vista a tavola, ndr....). ma, sia chiaro, lo faccio con stile e ostentata convinzione artistica, e rigorosamente solo in famiglia. (ehi, cosa credevate??!)
  • - mi piace scrivere. combinare le parole, farne immagini, mescolarle e poi disfarle, creare con le parole. mettere i miei pensieri in una forma che abbia un senso, scrivere mi riesce molto più facile che parlare.

E ora, siore e siori, a voi maglie e lucchetti. Si incateni chi può, se gli va.

 


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sabato, 19 aprile 2008, ore 15:15
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La fortuna del principiante, qualcuno potrebbe dire. I più maligni, forse, o gli invidiosi che sono rimasti a bocca asciutta. Sì, perchè 'La ragazza del lago' di Andrea Molaioli, ai David di Donatello, ha rubato la scena a tutti: ben 10 statuette, a questo thriller intimista e poetico. Miglior film, miglior regista, miglior regista esordiente, sceneggiatura, miglior produttore, miglior attore protagonista (un grandissimo Toni Servillo), migliore fotografia, miglior montatore, miglior fonico di presa diretta, migliori effetti speciali. Tutte meritatissime, queste statuette. Quello di Molaioli è uno dei più bei film che io abbia visto negli ultimi anni: delicato, suggestivo, con personaggi dalle mille sfumature psicologiche, e una fotografia che trasfigura nella poesia il dolore e l'orrore della storia, che pure rimane assolutamente lì, presente, vivo. E ti entra dentro.

Intervistato, Molaioli ha detto: "Verrebbe voglia di fermarsi, qui. Così, per lasciarsi anche una sorta di mito attorno". Lui, invece, che un pò mito ci si sente, diciamolo, è rimasto maluccio. Niente statuette per Nanni Moretti, non era serata. 'Caos calmo', comunque, qualche premiuccio l'ha intascato: miglior attore non protagonista ad Alessandro Gassman, miglior musicista a Paolo Buonvino, e miglior canzone originale (L'amore trasparente di Ivano Fossati).

Anche 'Giorni e nuvole', di Soldini, non è stato da meno: migliore attrice protagonista a Margherita Buy e non protagonista ad Alba Rorhwacher. Miglior scenografia, costumi, trucco e acconciature, infine, alla saga in costume de 'I Viceré' di Roberto Faenza.

Mi è dispiaciuto che 'Il vento fa il suo giro' e 'La giusta distanza' non abbiano avuto neanche un riconoscimento. 

...e che abbiano scelto Tullio Solenghi come conduttore. Tanto di cappello nel trio, ma ieri sembrava avesse il taxi sotto il palco, che dovesse fuggire via da un momento all'altro. Liquidava tutti con un 'Va bene...' al cardiopalma appena aprivano bocca! Ma del resto, è colpa dei ritmi della televisione: che tiene in scacco il cinema, ormai.


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