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Pannasmontata

(Donna col ventaglio, Picasso)
It's hot as Hell, honey in this room
sure hope the weather will break soon
the air is heavy, heavy as a truck....
E' stata una settimana 'calda'.
Il mio capo se ne va in vacanza, e vuole sulla sua scrivania millemila pezzi entro tre giorni tre. E allora rintraccia tizio, intervista caio, corri da qui a lì, e poi di nuovo da lì a qui, setaccia la città, perlustra angoli e vie e piazze in cerca di un benedetto numero civico che il capo non ha trovato, ma che va trovato. GRATIS. Trascinati mattina, e pomeriggio, nei pulman roventi come carri di bestiame, nelle metro sotto vuoto, sull'asfalto liquefatto sotto un'aria che pesa, pesa come un macigno e ogni passo è una sfida per l'equilibrio mentale e fisico. E sotto la pressione del sole che ti cuoce i nervi e la pelle, lucidità. Istinto di sopravvivenza, allo stato puro. Sfiancante, e adrenalinico. Perchè, sapete una cosa? Ogni giorno di questa lunghissima, infuocata, settimana di fine giugno, tornare a casa senza coccoloni e svenimenti era una conquista, e tu l'eroina che l'avevi realizzata. Sfidando allerte e allarmi-smi, pressione bassa e mal di testa, gambe che cedono e morale che arranca. Domande da improvvisare, imprevisti da fronteggiare, discorsi da padroneggiare. Ce l'ho fatta, so cavarmela, posso farcela. Tornare a casa, gli occhi pieni di nuovi angoli di vita. Di nuovi incontri, nuove scoperte. Nuovi mondi. Da raccontare. Mondi che io ho visto e sfiorato, e che ora posso comunicare agli altri, che non li hanno visti e sfiorati. Tutto questo, per me, è tutto.
E dunque, è stata una settimana 'de fuego'. Scusate l'assenza. Anche tu, Signor Mare. Che mi sei pure mancato parecchio.

Afa. Persiane abbassate. Mal di testa. Caldo torrido. Inappetenza. Tè freddo. Non si respira. Apatia. La testa pesa, e duole. Letto. Ombra. Un libro. Irrequieta. Non mi sopporto. Intrattabile. Sensi di colpa. Senza forze. Acqua. Mille cose da fare. Vuoti a perdere. Aria pesante. Inquietudine. Umidità appiccicosa. Vorrei, non vorrei. Insofferenza. Stanchezza. Sonno. Stizza. Giorni stregati. Strani giorni.

Riflettevo sui cambiamenti del calendario biologico. Sarà che oggi fa particolarmente caldo, o che io sono particolarmente rintronata oggi....Fate voi, le mie sagge (?) considerazioni, eccole qui.
Quando sei piccolo, l'anno finisce a maggio/giugno. Poi, due mesi pieni pieni di mare e sole, sole e mare. Non hai neanche il tempo di renderti conto che i brufoli sono spariti dalla tua faccia, che arrivano gli esami universitari, in pieno luglio. Evviva evviva, molti lugli (e perfino una laurea a luglio) dopo, finisci di ammattirti sui libri. E cosa succede, a questo punto della tua vita? Stavolta il tuo anno lavorativo non finisce neanche ad agosto...Bell'affare, quando credevi di aver superato lo scoglio. E ti ritrovi invece a 'rubacchiarti' qualche settimana (quando ti va bene....) nel mese del pieno solleone, e poi tornare nei ranghi. A sudare. E sgobbare. Proprio quando l'età si fa sentire, ed è allora che avresti più bisogno di una vacanza. Di un anno che finisse a maggio, come quando eri ragazzo.
Ma dico, siamo matti? Tutto ciò è a dir poco paradossale, ecco.
.....ho bisogno di una vacanzaaaaaaaaaaaaaa! 
(e anche il calendario della Guinness, non sarebbe male...)
Nato il 4 luglio.
Naaa, non parlerò di Tom Cruise.
Ma di un figaccione ben diverso. Tutto muscoli e azione, coraggio e senso della giustizia. Chi sarà, cotale macho? Una vecchia conoscenza in striscia e cartone, dei bambini classe 1980 in giù: Ken il Guerriero. Dalle reti locali, stavolta il prode Kenshiro approda sul grande schermo: ritroveremo lui e compagni nelle sale di mezzo mondo il 4 luglio.
Però. In Giappone le trasposizioni cinematografiche dei manga, poi trasmessi anche in tv, sono una cosa piuttosto diffusa e abituale. Da noi, un pò meno...Generalmente questi lungometraggi li possiamo vedere solo formato tv, grazie alla Yamato Video e altre volenterose case di distribuzione dedicate al mercato nipponico. Se ci aggiungiamo il fatto che i bambini di oggi sono cresciuti a pane, Pokemon e Naruto, e neanche sanno lontanamente chi sia Kenshiro, non prevedo grande seguito per questo film. Ma chissà, magari qualche bambino di ieri, in fase nostalgia....

EDIT
Chiedo scusa a chi aveva commentato, ma ho dovuto cancellare il post precedente, perchè sono stata vittima di un acher che si divertiva a mettere commenti spammosi....
Non sapendo cosa fare, ho dovuto chiudere il post....ma qualcuno sa come si possono evitare certe cose?
'Romanzo Criminale' è diventato una fiction. 'Quo vadis, Baby?' è stato riadattato per Sky in un serial noir. Tutte operazioni riuscite, riuscitissime. Perchè una storia che sullo schermo del cinema assume ampio respiro, nel formato del video, nella durata della pellicola, offre una serie di spunti di riflessione anche quando il film si chiude. Da sviscerare in piccoli approfondimenti a episodi: cosa accadrà al personaggio B, dopo aver compiuto quel particolare percorso di formazione, nel bene o nel male, che abbiamo visto nel film? Cosa potrebbe ancora accadere al personaggio A? E così via. Domande aperte, curiosità tute da soddisfare, personaggi ancora da pedinare, tracce e pezzetti di storia che si offrono spontaneamente alla ricomposizione in un racconto. Un nuovo racconto, formato micro, per la tv. Ma cosa accade quando tanti, piccoli, percorsi narrativi cercano di fondersi insieme in un macro racconto? Cosa accade quando una fiction diventa film? C'è il rischio di creare un gran calderone in cui si ripetano meccanicamente stereotipi e schemi narrativi già visti, solo che stavolta non sono condensati in 20 minuti, ma in due ore di pellicola. E il ritmo si perde, il meccanismo tanto amato si inceppa, si diluisce.
Mi dispiace dirlo, da fan e aficionada, ma è quello che è accaduto con 'Sex and The City. The Movie'. Una serie rivoluzionaria, spregiudicatamente femminista e anticonformista. Il sesso e la città, ma dal punto di vista delle donne. Un punto di vista assolutamente emotivo, frivolo, riflessivo e ironico, pieno delle mille contraddizioni che convivono nell'animo di una donna. Gli uomini vanno e vengono, dal cuore e soprattutto dal letto, ma l'amicizia resta. E poi hai te stessa, e questo ti basta. Basta con le donne in cerca di marito, basta con la ricerca spasmodica del Principe Azzurro: individualismo allo stato puro, ecco cosa si respira(va) in Sex and The City. Yah, yah, sisters! La serie, durata 6 anni, aveva chiuso col massimo degli ascolti. Ma il finale, non era stato il massimo del gradimento, a dirla tutta. Insomma, ci fate vedere per 6 anni quattro donne che sbandierano fieramente la propria indipendenza e il proprio disincanto nei confronti dell'amore, e poi alla fine sono tutte lì a struggersi per il proprio uomo? E' un tradimento, un ripensamento che mette in discussione tutto quello che la serie aveva rappresentato, per cui era nata e aveva conquistato il suo pubblico. Bè, poco male, ti dici, cercando una giustificazione. Romantica. Alla fine la solitudine si fa pesante, alla soglia dei 40 anni, e cercare un compagno di vita in fondo ci sta pure, a quell'età. Insomma, cerchi di riportare nella norma quattro personaggi che invece erano clamorosamente, straordinariamente, sopra le righe.
Poi, esce il film. Ti dici, ecco, ecco il riscatto che tanto aspettavo. Ti siedi sulla poltrona, felice di rivedere quei personaggi che avevi lasciato. Un pò come quando finisci un libro, e ti resta dentro la malinconia dell'abbandono. E invece. Hai davanti a te due ore e venti di già visto. Ci ritrovi Carrie, Charlot, Miranda e Samantha. Con qualche annetto in più, ma l'amicizia di sempre. Ci ritrovi il loro sarcasmo, i vestiti trandy, le chiacchiere e le confidenze da donne. Ma a un certo punto, ti chiedi, dov'è la loro disincantata indipendenza, e soprattutto dov'è New York? Si ha la sensazione che le quattro amiche abbiano perso se stesse, completamente assorbite da un rapporto d'amore che le fa vivere ormai solo in funzione dei loro uomini, appunto quei vecchi clichè che la serie televisiva aveva avuto il coraggio di rovesciare. C'è solo amore, quello con la M maiuscola di Melassa, amore dovunque, cuoricini su cuoricini, che si materializza perfino nelle scintillanti fogge di un pacchiano portachiavi dorato. E New York rivive sullo schermo nel pallido, scintillante, riflesso del glamour e delle sfilate di moda che le protagoniste fanno praticamente ad ogni scena. Il sesso? Quello c'è ancora. Ma è eccessivamente urlato e mostrato. Quello sguardo ironico che tanto divertiva, adesso lascia il posto alla pornografia nuda e cruda. A tratti, francamente, eccessiva. Non per moralismo, sia chiaro, ma per mancanza di coerenza, perchè stona proprio con la serie. Un altro tradimento.
E poi il punto di vista. La protagonista e narratrice della serie era Carrie Bradshow. La sua voce e i suoi commenti facevano da sottofondo alle sue vicende personali, e a quelle di Charlot, Miranda e Samantha. Il suo sguardo e la sua voce le seguivano e ce le raccontavano. Con ironia, sensibilità, arguzia. Nel film, tutto questo si perde. C'è solo Carrie, prepotentemente e invasivamente, Carrie. La voce di Carrie commenta solo Carrie. L'intera trama narrativa si dipana solo sulle alterne venture/sventure di Carrie. Tanto che la voce di Carrie quasi scompare, nei pochi momenti in cui lo sguardo abbandona la protagonista per seguire le quattro amiche, che così diventano semplici comprimarie di Carrie. E Carrie è così forzatamente al centro della storia, che la storia stessa si perde, si arena in 1h e 15 minuti di Carrie Bradshow Show, per poi scivolare frettolosamente verso il finale scioglimento dell'intreccio. Ma frettolosamente, appunto. Al punto che neanche emoziona più, quando invece dovrebbe, in quell'unico momento che da brave romanticone in fondo aspettavamo da anni. E poi c'è la schioppettata finale: l'ultima scena. Quel brindisi di commiato tra le quattro amiche. Una scena che gronda così tanto diabete e melassa, che ti alzi dalla poltrona incredulo, come se ti avessero preso in giro, quelle non possono essere le Carrie, Charlot, Miranda e Samantha che ricordavi.
Poi torni a casa, le ritrovi in tv in seconda serata, su La7. E pensi che in fondo puoi rivederle ogni volta che vuoi, le Carrie, Samantha, Miranda e Charlot che ricordavi. E allora poco male, il film puoi metterlo in un cassetto. Astrarlo dalle microstorie della serie tv. E sdegnosamente ignorarlo. Puah.

"...Ora tutto era a posto, il mondo era in ordine, solo ora era stato trovato il paradiso, Pictor non era più un vecchio albero intristito, ora cantava forte Pictoria. Vittoria. Era trasformato. E poiché questa volta aveva raggiunto la vera, l'eterna trasformazione, perché da una metà era diventato un tutto, da quell'istante poté continuare a trasformarsi, tanto quanto voleva. Incessantemente il flusso fatato del divenire scorreva nelle sue vene, perennemente partecipava della creazione risorgente ad ogni ora.
Divenne capriolo, divenne pesce, divenne uomo e serpente, nuvola e uccello. In ogni forma però era intero, era un "coppia", aveva in sé luna e sole, uomo e donna, scorreva come fiume gemello per le terre, stava come stella doppia in cielo".
(da Favola d'Amore, Herman Esse)

Mi chiedo cosa direbbero adesso Garibaldi o Mazzini, vedendo le parole 'Insieme, si vince' non issate su stendardi di protesta, non scritte nel cuore di chi è pronto a morire per la patria....ma didascalie in uno spot pbblicitario, mentre dietro scorrono le immagini dei calciatori in maglia azzurra che piangono e si abbracciano dopo un goal...
Loro scendevano in piazza, si riunivano al segreto dei salotti borghesi per cambiare il mondo. Noi, fuggiamo in gran fretta da piazze e strade e quando scatta l'ora "x" ci rintaniamo nelle nostre case. Con davanti i nostri televisori, e dentro un sogno lungo 90 minuti. Poi, quando i calciatori entrano negli spogliatoi, l'Italia scompare. Dagli schermi, e dal cuore degli italiani. Ritorna il governo ladro, lo Stato inetto, la Lega contro la Campania. Tutto come lo avevamo lasciato 90 minuti prima.
Io stessa mi scopro ad agitarmi quando la palla non entra in rete, ad arrabbiarmi quando la squadra 'nemica' fa goal, ad alzarmi in piedi incitando l'attaccante di turno...
Ma se ci mettessimo i calciatori, in Parlamento?
La primavera è prepotente, quest'anno. Tira via l'estate con la forza del vento e l'umido della pioggia. Le nuvole si gonfiano di boria e nascondono, tronfie tronfie, il sole. E in mezzo ai due litiganti? Noi terzi, di certo, non godiamo.
Questo tempo porta con sè malinconia e allergie mai avute prima...virus vari ed eventuali che mi rendono perennemente acciaccata. E ho la sensazione che, come il tempo, tutto sia nei toni del grigio, ultimamente. Qualcosa dentro di me, il mio umore, una routine imprevedibile, che mi opprime e mi toglie serenità. E a cui, nondimeno, devo aggrapparmi con tutta me stessa per arrivare dove voglio. Forse è solo che quest'anno volge al termine, e sono stanca.

Maledetta primavera. Voglio le vacanze!
Roma: cambio di guardia. Al colle, e in pianura.
Entra Alemanno sindaco, esce Goffredo Bettini. L'uomo che aveva contribuito alla nascita e alla crescita della Festa del Cinema di Roma insieme a Veltroni. A posto del troppo 'rosso' Bettini, c'è ora Gian Luigi Rondi: l'eterno ospitone di Marzullo.
Niente star, più cinema italiano, tanto spettacolo, niente omologazione e no a Hollywood. Parole di Alemanno, beninteso, perchè Rondi insediatosi alla Presidenza, ha per fortuna smorzato prudentemente i toni. Ma la sostanza, riveduta e corretta, resta quella.
Una festa del cinema a Roma, ha uno scopo preciso: fare di Roma una vetrina internazionale di cinema, al pari, o più, di Cannes o Venezia. Se escludiamo i film stranieri, che cosa ci rimane? Una sterile autocelebrazione patriottica, molto politica e molto poco cinefila. Non lo so, vogliamo reintrodurre anche il 'Voi' al posto del 'Lei', visto che ci siamo?
