Disclaimer: questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7.03.2001
Template by:
Pannasmontata

Evasione è:
pantofole morbide
un buon film
la tua poltrona preferita
una grooossa, grassa, dose di zuccheri
Non sono esattamente un'apocalittica, nè un'integrata. Però confesso che, a volte, i nuovi trovati della tecnologia, tutto questo invischiarsi nelle nostre vite, nei nostri corpi, mi fa venire un brivido. Sarà che io ricordo ancora le lezioni d'informatica alle elementari, quelle in cui ci spiegavano come far muovere sullo schermo la famosa "Tartaruga", a cui dovevi dare mille comandi e mille istruzioni prima che facesse quello per cui era stata programmata. Sarà che "Prince of Persia" era semplicemente un omino indistinto, dalla testolina bionda piccola come uno spillo. Sarà che mia madre mi inondava il portafogli di monetine per chiamarla dai telefoni a gettone, quando uscivo con le amiche....Senza sconfinare nella nostalgia, ecco, per questo ed altri motivi non amo particolarmente la tecnologia. Sono diffidente, insomma.
Eppure ci sono certe cose che trovo fantastiche. Una di queste è il sistema Gps Film: un mix di immagini e tecnologia Gps, ultimo ritrovato delle geniali menti dell'Università di Singapore. Cosa ci faranno mai, con questo software? Un film, interattivo. "Nine Lives", è il primo esperimento fatto finora. In pratica, funziona così: puoi guardare il film sul tuo telefonino e, mentre ti sposti tranquillamente per la città, il Gps rintraccia le coordinate del quartiere in cui sei, trasmettendoti la scena ambientata dove ti trovi realmente. Sei calato, insomma, direttamente nel film. In senso fisico. Il bello di Nine Lives è che non devi seguire un itinerario prestabilito, per star dietro alla trama nomade del film: ogni scena è infatti a sè stante, come un microfilm nel film stesso. Fino alla soluzione finale.

Ci mancheranno, gli occhi più belli del cinema. Ci mancherà quello sguardo. L'uomo se ne va, ma il mito resta: Paul Newman resterà per sempre una delle icone di Hollywood di tutti i tempi.
Forse, sarebbe più facile essere la protagonista di un libro, o di un film. Avere la facoltà di saltare le pagine, quelle che non ci piacciono, scorrere la pellicola avanti, saltando i minuti più brutti. Vedere subito come andrà la storia.
O forse no. Forse, se sapessimo tutto dal principio, non riusciremmo a goderci il mentre, tra il prima e il poi. Forse, se saltassimo la tristezza, la noia, il dolore, la rabbia, tutto sarebbe avvolto da una patina grigia, smorta, piatta. Senza colori, sfumature.
Forse.
Bisogna allora calarsi nella pagina, giù giù, fino in fondo. Fino all'abisso. Ma dopo averlo toccato, il fondo, si risale mai davvero? Secondo me no, un pò di quell'oscurità ti resta appiccata addosso, invisibile, opaca.
Impari a conviverci, tutto qui. E' tutta una questione di compromessi, in fondo.
C'est la vie.

Cerco di vivere mentalmente ogni cosa, tutta la scena. Tutti i dettagli, chiama chi, non dimenticare cosa. I particolari, anche le lacrime. I ricordi, soprattutto. Li riporto a me di continuo, ogni scena, ogni sorriso, ogni abbraccio. Macabro? Forse. E' che voglio essere preparata. Affrontare tutto secondo un codice già studiato, immaginato. Per essere forte, superare, essendo già preparata.
Ma la verità è che non si è mai preparati. Si guarda il telefono come fosse un nemico minaccioso, pronto a proiettarti in un vortice buio, triste. Soprattutto di notte, la paura aumenta. Forse perchè si è vulnerabili, in pigiama e al caldo delle coperte. Forse perchè si è troppo comodi, in quel momento. Si pensa, io ero a lì beatamente a dormire, mentre....
La verità è che non si è mai preparati.
Cerco di vivere la mia vita di sempre, osservo le cose, le persone. Penso che niente di tutto questo si fermerà, quando lei non ci sarà più. Penso che non è giusto, penso che è triste. Penso che accade a tutti. Questo pensiero mi annienta, mi toglie il respiro. Non avrei mai potuto fare il medico, lavorare in un ospedale. Perchè lo avrei ricordato ogni giorno, che accade a tutti.
Oggi vado in ospedale, a trovare mia nonna.
When fact is fiction and tv reality
And today the millions cry
We eat and drink while tomorrow they die

27 anni. E un'assunzione come dirigente per cinque anni, con chiamata diretta. Cosa c'è di strano? Che è la figlia dell'assessore siciliano Ilarda, ad aver ottenuto questo popò di posticino fisso, fresca fresca di laurea in discipline artistiche (discipline artistiche?? discipline artistiche). La laurea non c'azzecca 'na mazza, il posto l'ha ottenuto come l'ha ottenuto....poi dice perchè uno si sveglia con la luna storta, la mattina, pensando a tante cose post-laurea che proprio non vanno.
C'è da dire, a onor di cronaca, che la raccomandata di cui sopra si è prontamente dimessa. Dopo la rivolta in massa dei sindacati.
Non so vivere senza direzioni. Non so fare nulla di pratico se prima non mi infarino mani e piedi con qualche nozione teorica, che sia un libretto d'istruzioni o un corso di informatica: il risultato non cambia. Perciò vivo ogni giorno con l'ansia che il cellulare squilli e i miei piani per quel giorno vadano all'aria, che debba raggiungere chissà quale posto sperduto, a chissà quale ora. E allo stesso tempo, ogni giorno ho paura che il cellulare non squilli, perchè vorrebbe dire un altro giorno vuoto, un altro giorno dilatato, senza impegni, senza prospettive. Senza direzioni. A volte mi sembra che la direzione dovrei crearmela io, che stia perdendo tempo, con le mani in mano. Altre che valga la pena aspettare, perchè troverò la via maestra alla fine del lungo vicolo buio. Altri giorni, come oggi, le due direzioni entrano in conflitto, e io mi ritrovo a un bivio.
Allora mi siedo con la testa fra le mani, e mi sento un pò persa. Ennò, non so vivere senza direzioni.

"Loaf giver". E' l'origine etimologica di "Lady": dispensatrice di pane.
Donne inamidate in grembiulini bianchi, case splendenti, testoline dai capelli perfetti che annuiscono chinandosi in segno di tacita accettazione. Non ho mai sopportato questa immagine. E così ho rifiutato di imparare a fare la perfetta casalinga, se non il minimo indispensabile per sopravvivere, da sola. Da sola. Testardamente, ostinatamente. Se fossi vissuta negli anni '70 sarei stata probabilmente una 'figlia dei fiori' convinta. Con i capelli lunghissimi e quelle bellissime tuniche, e i pantaloni a zampa che, se potessi, li metterei ancora. O forse mi sarei limitata a guardarle da lontano, con l'ammirazione passiva e il non troppo coraggio che a volte mi rimprovero. Eppure, mi scopro ad avere desideri borghesi: una casetta in ordine, dei bimbi che abbiano il mio naso o i suoi occhi, pantofole calde e un letto accogliente in cui rifugiarmi dopo una giornata di lavoro, la sera, tra le sue braccia. Mi scopro a voler essere tutto ciò che ho sempre ripudiato con femminista convinzione: una lady, esattamente, una dispensatrice di pane! Con qualche variante, certo: niente capo chino, nè capelli perfetti o pulizia e ordine maniacali. Non fanno per me. Non ci sono neanche tagliata, poi. D'altro canto, non mi ci vedo neanche a fare la donna in carriera, una di quelle strizzate in abitini firmati, messa in piega e tacchi alti, sempre di corsa, sempre in ansia, a rischio infarto a 30 anni. Che tipo di donna sono, allora? Perchè prima era più facile, avere un'identità femminile: le donne un tempo erano di tre categorie, mogli e madri (classe unica), suore, zitelle. Oggi, la cosa è un pò più complessa (grazie al cielo). Ma se non voglio essere una casalinga perfetta, nè una donna in carriera, e scelgo la famiglia al lavoro, ma rifiuto categoricamente il ruolo di donnicciuola servente....allora di me, mi chiedo: who's that girl?

(da Repubblica.it) - "Parole non degne del popolo italiano e della sua ricca cultura". Teheran ha ufficialmente protestato con l'Italia per alcuni commenti del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha paragonato il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ad Adolf Hitler durante un incontro il 16 settembre a Parigi con l'organizzazione ebraica Keren Hayesod. Secca la replica del ministero degli Esteri italiano: "L'Iran sia più responsabile".
Ci risiamo. Adesso all'appello manca solo Calderoli con le sue fantastiche t-shirt. (certo, però, che povero Silvio! Come apre bocca, incappa nel comunista di turno. Che vita grama, che grama vita, 'porello...)
