Disclaimer: questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità . non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7.03.2001
Template by:
Pannasmontata
E noi c'abbiamo la Carfagna....
Novembre è arrivato con un carico d'inverno. Son tutti stretti stretti nei loro cappotti, avvolti da sciarpone colorate, berretti di lana e guantini caldi. Fa molto Natale. E le lucine per strada, e le confezioni regalo con fiocchi rossi e lustrini dorati. Tutti quei pupazzetti, quelle decorazioni...che io, non-consumista convinta (salvo rare eccezioni...vedi commento sotto), me li comprerei tutti. A Natale, la fanciullina che è in me mette in scacco l'adulta responsabile che sto cercando di diventare! Guarda con occhi estasiati il mondo intorno, si ferma ad ogni vetrina trasognata e sognante, esclama continui 'Uh', e 'Oh', alla vista di un pupazzo di neve o di un Babbo Natale paffuto e rubicondo (rischiando figuracce ad ogni angolo...). Sogna mondi Disney, il Canto di Natale e l'ennesima replica di Fantaghirò.
Ma ora il Natale porta con sè un altro piccolo pensiero. Piccolopiccolo, che non dovrei pensarci perchè è presto e perchè i tempi non sono maturi, assolutamente no. Non so neanche perchè ci penso, in effetti. Ma ultimamente, il Natale porta con sè la visione di un piccolo alibi, a cui comprare trenini e bambole, libricini colorati e cappellini col pon pon e trasognata guardarlo dire 'uh' e 'oh' ad ogni vetrina addobbata...dura solo un istante, come le fantasie della piccola fiammiferaia. Perchè lo so che è solo una fantasia, e che nel quadretto non compaiono le grida e le notti bianche e i soldi che non bastano mai e tutto il resto...Infatti va via al primo colpo di vento. Ma è lì. E non so perchè.
Poi mi sveglio e torno bambina. Una fanciullina adulta, responsabile e consapevole!
Ma forse neanche poi tanto...
http://messaggeroveneto.repubblica.it/multimedia/home/3834994
A volte, (tristemente) la realtà supera la fantasia. E accadono cose molto molto più trash, di qualunque film di genere. Cose molto squallide, piccolepiccole, ristrette proprio.
E accade allora che un professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi occupi una cattedra che, nei fatti, priva poi di ogni senso. Snaturando il senso stesso di ciò che è chiamato ad insegnare. Uno così, dovrebbe formare i suoi studenti?
Uno così, caro Ministro Gelmini. Uno così. E Lei, cosa mi dice proprio oggi?
(da Repubblica.it) Al centro del dibattito parlamentare la conversione in legge del decreto-legge dal titolo "Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca".
Ceeeerto! Ma che cosa trash.

Esistono davvero un cinema alto e un cinema basso? Diciamo che ci sono generi diversi, più democraticamente. E che c'è un certo cinema italiano cosiddetto di serie B, che ha fatto storcere il naso a qualcuno, ma ha comunque fatto epoca, con il merito di aver sbancato il botteghino e dunque di aver alimentato l'industria del cinema. Un'industria che langue e piange, in genere. E va riconosciuto.
Per chi il naso non lo storce, o adora Jerry Calà, impazzisce per 'L'allenatore nel pallone' ed è fan sfegatato di Alvaro Vitali, ecco un programma a fagiuolo: 'Stracult' di Marco Giusti torna stasera sulla Rai. In terza serata. Perchè, purtroppo, l'Italia è piena, piena zeppa, di (falsi?) benpensanti e moralisti. - gli stessi che, magari, hanno garantito un posto in Parlamento a veline, condannati, corrotti e corruttori, ma vabè..questa è un'altra storia. Terribilmente trash. Anzi, virante al dramma!

Allarmismo - Cade un soffitto in una scuola? E poi sembra che ne cada uno al minuto, nelle scuole. C'è un incidente d'auto? E sembra non accada altro, per le strade.
Una tragedia ne porta altre, grandi e piccole, prima dimenticate. Prima dimenticate. Appunto, l'allarmismo.
Mi infastidisce, che prima non se ne parlasse, e adesso sì. Adesso sì, solo perchè fa audience, solo perchè la morbosità popolare si alimenta di questo, esca per sciami, come miele. E allora ci martellano, ci bombardano, si ricordano solo ora di cose che, tanto, accadevano anche prima. Solo che nessuno ci faceva caso, prima. Nessuno denunciava nulla, non se ne parlava di quelle cose che accadevano, di nascosto, nel silenzio. Nessuno parlava, e nessuno agiva.
E adesso ogni minuto gli intonachi si staccano dalle pareti, i bambini si fanno male, i genitori si preoccupano, d'inverno fa freddo e le strade si allagano o crollano, d'estate fa caldo e tutti chiusi in casa. Allarmismo.
Quello che ci voleva, era consapevolezza del problema. Prima.
Dov'erano i media, prima, quando era necessario?
Al cinema, mi era sfuggito. L'ho rivisto in tv, nell'adattamento voluto dal regista Roberto Faenza: nelle sue intenzioni 'I Vicerè' era stato concepito, anzi, proprio per il piccolo schermo, per la possibilità di suddividere in due episodi la saga della famiglia Uzeda, dal fallimento della monarchia alla nascita della Repubblica italiana. Se sul grande schermo la storia è scandita dalle vicende personali del primogenito della famiglia, Consalvo, nell'adattamento televisivo c'è più spazio per i personaggi di contorno: intrighi, trame, gelosie e rancori, perfidia e cinismo, nessuno degli Uzeda - e della vecchia Italia, così amaramente simile a quella di oggi - si salva dal ritratto corale di Faenza. Eppure, a me è sembrato un ritratto senz'anima.
Non per il putrido che accomuna i personaggi della storia, buoni e cattivi indistintamente, ma per la mancanza di uno scavo profondo, di uno sguardo più ravvicinato, interiore. Un ritratto corale senza colori. Tutto mi è sembrato un pò troppo abbozzato, macchiettistico. E mi risulta difficile anche immaginare il film sul grande schermo: le inquadrature e il montaggio, tutto è tipico del linguaggio televisivo. Forse è anche per questo che lo sguardo si posa sui personaggi solo in superficie, scivolando su di essi senza soffermarcisi abbastanza per dare anima e respiro alla storia.
Nella morale di fondo, viene in mente 'Il Gattopardo', a cui il film di Faenza vuole chiaramente (e inutilmente?) fare riferimento: "C'è bisogno che tutto cambi, perchè tutto rimanga com'è". Tra l'Italia di allora e il nostro presente, il tempo è fermo. Tutto si è trasformato, niente si è distrutto. Ahinoi.
'Ladri di biciclette', il capolavoro di De Sica, compie 60 anni. Uscì nelle sale il 24 novembre del 1948. E rivoluzionò il cinema che venne dopo, per sempre. Il pianto del piccolo Bruno, il suo sguardo, la miseria della Roma del dopoguerra, l'umanità della sua gente: dovrebbero insegnarci tanto. Ancora oggi.
...Queste nuvole sono da intendersi come quei personaggi ingombranti e incombenti sulla nostra vita economica, politica e sociale, il cui ruolo fondamentale sembra quello di mettersi fra noi e il cielo per nasconderci la luce del sole. Come fanno quelle nuvole che vanno e vengono, senza darci neanche il conforto di una goccia di pioggia. Sotto questo via vai di cirri, di nembi e di cumuli, si muove il popolo che, per quanto gli è ancora concesso, continua a farsi i fatti suoi. E che però non dimostra una grande vocazione, ormai, alla protesta, purtroppo.
(Fabrizio De Andrè, Discorso su 'Le Nuvole')

Una tragica fatalità.
Un soffitto crolla sulla testa di un ragazzo di 17 anni, mentre è a scuola, uccidendolo sul colpo, e lui cosa dice? "Una tragica fatalità".
'Gravità', 'Responsabilità', 'Omicidio', 'Colpe', 'Giustizia': sono parole che un capo di governo ha il dovere di pronunciare in casi come questo.
Non è una fatalità, ci sono delle colpe, qualcuno dovrà pagare.
Ma così si alimenta 'il circolo vizioso del pessimismo', e quindi che è un fatto grave non si dice, e quindi che le scuole non sono sicure non si dice, e quindi che la condanna è netta e perentoria, no, non si dice (nel suo caso, neanche lo si pensa). Mai. C'è bisogno di un'iniezione di fiducia, fessi e contenti ci vuole.
Fessi. Impotenti.
Quando meno te lo aspetti, puoi ritrovartelo alle spalle.
Cucù.
