mercoledì, 24 dicembre 2008, ore 15:19
scarabocchiato da Lunatik in

Io vi auguro di non essere soli, anche pochi, ma buoni. Di sorridere a qualcuno, di ricevere sorrisi. Di mangiare di gusto, il giusto. Di sollevare calici, di vivere giorni di sollievo.

E se non fosse così, di vedere la speranza nel domani: che in fondo "è un altro giorno". O un nuovo anno.

Auguri, di cuore.

 


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martedì, 23 dicembre 2008, ore 00:50
scarabocchiato da Lunatik in paturnie, wattafak

Mah, tiro un pò le somme.

Non è che si sia andati granchè lontano, anche quest'anno. Non ho fatto colloqui, non ho inviato curriculum. Mi sono concentrata sull'unica cosa che so fare, su cui sto investendo (sprecando?) il mio tempo, da un anno a questa parte.

Forse è ambizioso pretendere. Forse è ambizioso scegliere una via ed essere convinti di meritare quella, e quella soltanto. Scartare le altre, perchè ti sei spaccata la schiena, per arrivare sin lì. E ora, sì, quello è il tuo posto. Cavolo, te lo meriti. Non ti ci vedi, altrove.

Ma è ambizioso essere esigenti?

Forse sbaglio.

Forse è vero. Che quando sei precaria fuori, un pò lo diventi anche dentro.

Però che palle.

 

 


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domenica, 21 dicembre 2008, ore 17:16
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Fuori c'è ancora il sole. C'è l'ultimo sole di un giorno freddo.

Domani mi isolerei. Domani mi aspettano altri bagni di folla. Claustrofobia. Altri vortici di idee, che finiscono nello scolo di scarico. Come i miei risparmi.

I regali di rito. Il rito dei regali. E il rito?

A volte mi sembra di perder tempo. Di tempo ne ho sprecato tanto. Dietro le mie malattie. Dentro i miei libri?

Ne spreco ancora. Che spreco. Aspettando. Lamentandomi. Del tempo che è vuoto.

Chi la vuol cotta, e chi la vuol cruda. E quando è cruda, la vuoi cotta. E quando è cotta, viceversa.

Perchè non ci accontentiamo mai? Perchè ci accontentiamo?

Contrasti. E, nel mezzo,

io.

 


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venerdì, 19 dicembre 2008, ore 00:56
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Erri De Luca dice che "É bella la pacienza in napoletano perchè mette un po' della parola pace dentro la pazienza".

Qui non c'è più pace, dentro la pacienza.

La rassegnazione non produce calma, nell'atarassia c'è rabbia, la forza si incrina, la resistenza vacilla.

Nun c'a facimm' cchiù.

La sedia che non si lascia anche se scotta, la solidarietà e le indulgenze, le critiche e le ipocrite condanne.

Le mani sulla città. Invisibili e mai così evidenti. Soffocanti, impalpabili.

Implacabili.

Invincibili?


 


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mercoledì, 17 dicembre 2008, ore 12:51
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Non è come a scuola. Quando ti bastava alzare la mano per dire che tu, tu sapevi, e la timidezza spariva. Ora ci sono mani alzate che bluffano. E tu non sei che una manina tra tante. Non è detto che chiamino proprio te. Puoi valere quanto vuoi, ma le altre mani alzate possono avere sostegni occulti, o sono mani senza pudore. Comunque facciano, loro passano, tu ti fermi un giro.

E son già quasi 27 candeline. Qul già inizia a pesarmi.

Chi si ferma, è perduto?


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lunedì, 15 dicembre 2008, ore 18:37
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 E' morto Horst Tappert.

Da piccola, non so quanti episodi e repliche ho guardato con mia nonna di Derrìck (proprio così lo chiamava lei, con accento alla napoletana: Derrìck). Era un rito: nonna cuciva e io me ne stavo lì, buona buona, con lei. Ricordo ancora quella siglettina inquietante...ma, tutto sommato, nei gialli di un tempo c'era più buonismo, nessuna perversa perversione nei delitti. Male e Bene contrapposti. Come in una favola metropolitana. E a me, il lieto fine piaceva.

Si porta via un pezzo della mia infanzia. Le repliche, quelle, non se le porta via nessuno invece. Sono almeno 30 anni che l'ispettore Derrick fa capolino tra un Colombo e un novello Montalbano. E mi sa che lo rivedremo ancora, sui nostri schermi. Con la pipa in bocca, e la pistola pronta a fare fuoco per assicurare i cattivi alla giustizia.

Ciao, Ispettore della mia giuoventù


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lunedì, 15 dicembre 2008, ore 14:46
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E ora il giornalista rischia 7 anni di carcere...mentre Bush, che ha commesso crimini militari, orrori bellici, direttamente e indirettamente, se ne sta lì bel bello impunito. Menomale che all'era Obama manca ormai poco...


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venerdì, 12 dicembre 2008, ore 17:04
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"Guardi, io sono certo che non farò mai carriera. Ma sa cos'è che mi frena? La paura di non essere all'altezza. E' così che uno si tira indietro...e gli imbecilli si fanno classe dirigente. Siamo dominati da persone che non hanno un grammo delle nostre capacità. [...] Sono bravissimi a conquistare la tua fiducia, poi, piano piano, rivelano il loro vero volto...sempre più sfacciati, arroganti, senza freni. Impongono i loro miti da quattro soldi e se non li segui non se ne fanno una ragione. Non possono accettare l'idea che qualcuno sia diverso da loro. E noi ogni giorno ci tiriamo un pò più indietro e consegnamo a loro un altro pezzetto di mondo".

[...]

"Si tratta di lei, di lei e della sua mancanza di ambizione. A costo di ripetermi, le dirò che un difetto davvero intollerabile, specie se si ha un certo talento. [...] Non disdegni, di quando in quando, di sporcarsi le mani; ciò farà di lei un uomo completo, cancellerà quell'aria di bamboccio che ogni tanto affiora...poi, di troppa purezza si può anche morire".

(Nero come il cuore, Giancarlo De Cataldo)


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giovedì, 11 dicembre 2008, ore 20:17
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 Credo sia una questione di impazienza, alla fine. E di ansie, e attese. Impazienza dell'attesa. La tempesta è, per molti, il momento che ti fa assaporare la quiete che viene dopo. Ma io vorrei che le nubi si squarciassero subito, vorrei subito vedere qualcosa, oltre.

Credo che dovrei saper aspettare. Che non dovrei pensare in ogni momento che tutto può cambiare, in ogni momento. Che non dovrei avere così paura. E aspettare, e continuare a guadare la tempesta. Dovrei imparare a non considerarla una tempesta, ora che ci penso, quanto piuttosto un piccolo orticello in cui sto seminando dei piccoli, piccoli semi. Un giorno germoglieranno, devo solo aspettare che il ciclo si compia.

L'immagine bucolica è infinitamente meglio dei nuvoloni!

Poi mi affaccio alla finestra, ed eccoli lì: neri neri, che seminano pioggia e vento. Maledetterrimi, stamattina ero zuppa dal ginocchio in giù. Etciù!


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mercoledì, 10 dicembre 2008, ore 14:41

(da Repubblica.it) "Il film, vincitore del Leone d'oro a Venezia, di tre Oscar (fra le nomination c'era anche quella per Heath Ledger, morto prematuramente lo scorso gennaio) e di quattro Golden Globe, è andato in onda lunedì sera su RaiDue, ma nella versione tagliata delle sequenze giudicate più "imbarazzanti", con coro di protesta delle associazioni omosessuali, e non solo, che hanno chiesto lumi sia al direttore della rete, Antonio Marano, che al presidente della Rai, Claudio Petruccioli.
"Chi si è permesso di pensare che il pubblico adulto non avrebbe potuto sopportare baci ed effusioni tra due uomini, e di stravolgere la trama trasformando una grande passione in amicizia?", ha detto Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell'Arcigay, chiedendo l'intervento della commissione di Vigilanza Rai "perché il servizio pubblico non può in alcun modo favorire l'omofobia dilagante in questo paese". Solidale con l'Arcigay è l'Aduc, l'Associazione diritti utenti e consumatori, che ha parlato di "censura indegna anche se non sorprendente, che non offende solo l'arte cinematografica e chi ha a cuore i diritti civili ma tutti quei contribuenti che continuano a pagare una tassa per tenere in vita questa indegna tv di Stato".

'Brokeback Mountain', uno dei capolavori degli ultimi anni, pluripremiato in tutto il mondo, arriva finalmente da noi, in tv. E cosa succede? Le scene più significative del film, quelle che più hanno emozionato il pubblico di tutto il mondo, vengono tagliate. Il film viene trasmesso in terza serata, e le scene d'amore tra i due cowboy vengono comunque spazzate via con un bel taglio netto. Si riscrive la storia: non un bel film sulla delicatezza dei sentimenti, e la denuncia contro il pregiudizio. Ma solo una bella storia d'amicizia tra vacche, lazzi, e verdi valli.

La Rai accampa scuse, dice di aver fatto casini con le società di distribuzione. La copia censurata sarebbe arrivata per sbaglio dalla Bim, dicono. Delle due, l'una: o la Rai si arrampica sugli specchi, oppure dovrebbe scegliere meglio il proprio personale se si commettono certe distrazioni.

Ma c'è una terza opzione, quella che mi convince di più (e mi fa orrore, di più): la Rai si è allineata su questa linea: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/esteri/benedetto-xvi-27/vaticano-omosessualita/vaticano-omosessualita.html

Gettano il sasso, e mostrano la mano. Ma, stavolta, negano di averla mostrata.


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