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Pannasmontata
C'erano alcuni programmi stabili, nella mia personale classifica di gradimento. In principio era Santoro, per esempio. L'imperfetto è d'obbligo perchè, oggi che le tribune politiche e d'attualità sono sempre più urlate e urlanti, preferisco il silenzio del cambio canale. In più la svolta Borromeo-Granbassi non mi è piaciuta granchè. Poi, c'era 'Report'. E, deo gratias, c'è ancora, a pari merito con le splendide inchieste di Riccardo Iacona. Anche Serena Dandini è sempre lì, ma quando vedo quella poltroncina rossa un pò rimpiango i tempi dei Guzzanti Brothers&co. Passando a Mediaset....avrei salvato 'Le Iene' e i vari 'Mai Dire'. Un tempo. Guardateli adesso. 'Le Iene' hanno ancora momenti di denuncia, è vero, ma il 70% della trasmissione è occupata da servizi sul sesso. Nella veste di prostitute, pedofili, pornostar e pornodivi. O da interviste doppie ai divi di turno. Quasi delle 'ospitate' camuffate, ecco. Ora, veniamo a 'Mai Dire', tasto dolente. Li adoro, i Gialappi. Ma quest'anno c'è qualcosa che non mi torna. Al di là della decisione, francamente eccessiva, di dedicare al Gf un doppio spazio (nelle pillole del lunedì notte e nella formula in prima serata del 'Mai Dire Gf Show', un tempo chiamato Mai dire + nome del giorno di programmazione). La presa per i fondelli dei concorrenti del Gf, che svela momenti di delirio puro che i programmi ufficiali 'dedicati' evitano accuratamente, la trovavo assolutamnte geniale. Era un prendere per i fondelli la logica stessa del reality, in onda poi su quella Mediaset che dava voce anche ai Gialappi, tra l'altro. Quest'anno, invece, la formula del lunedì è stata ridotta per far posto al 'live' dalla casa subito dopo. E ieri, cosa accade? Cambio di canale: da Italia1, Mai Dire Gf passa a Canale 5, addirittura annunciato da Alessia Marcuzzi. Ditemi voi dove andremo a finire, se anche la programmazione 'contro' si sta contro-vertendo...
Questa settimana non sono stata molto bene. Un piccolo problema, eh. Ma doloroso quanto basta per costringermi un pò a casa. Un problema che il mio dottore, dice, si autodistruggerebbe spontaneamente in 9 mesi. Nove mesi, e una piccola vita già Mr. Wolf. E lì, sotto le luci al neon dello studio medico, mi è venuto un pensiero sarcastico. 'Sè, sè...allora, campa cavallo!'. Alla soglia dei 27 anni, la possibilità di avere un figlio? Futuro remoto. Io, che una laurea ce l'ho, un pò di bravura nel mestiere che vorrei fare (e che tuttora faccio, ma come non-mestiere) credo di averla. Mentre uno come Fabrizio Corona, con quel fantastico curriculum di reati che si ritrova, viene pagato fior di quattrini per andare in televisione a mostrare il vuoto che ha dentro, con l'involucro di un fisicaccio scolpito che frutterà altri soldini sulle 'migliori' riviste di gossip nostrane. E Fabrizio Corona non è neanche donna, certi problemi mica li ha, lui!

"...Berlusconi ha poi sottolineato la necessità di aumentare i poteri del Premier nel nostro paese. Cioè, i suoi".
Ora di pranzo. L'ennesimo, luuungo, servizio sul nuovo partito unico della Destra. Alzo la testa dal piatto, mi sembra di vedere una realtà alternativa. Invece è tutto vero. Guardo allibita i miei connazionali che sventolano bandiere, applaudono e osannano quelle paresi facciali a 32 denti sulle note di 'Menomale che Silvio c'è'. E poi, mi arriva una frase. Buttata lì, tra le altre. Ma terribilmente esilarante. Non perchè ironizzi su alcunchè, anzi, c'è poco da stare allegri ora più che mai. Ma viene all'improvviso, a sottolineare un passaggio focale di tutto questo teatrino che dura da giorni. Il Premier vuole dare più potere al Premier 'per il bene dell'Italia'. Ma quei poteri, dice il giornalista, se ancora non l'aveste notato, sono i suoi poteri. Dunque, a chi porterà vantaggio tutto questo? Al suo, di bene, mica a noi. Se lui si ingigantisce, noi diventiamo sempre più piccoli. Piccolipiccoli, come le pedine della dama. Meno tasse con i soldi risparmiati con la riforma federalista, dice? E la folla applaude, ride, fa un tifo da stadio. Più poteri a me? E la folla applaude, ride, fa un tifo da stadio. - ("L'opinione è sempre più manipolata, nel senso di più abituata all'indifferenza. [...] Quando gesti e parole della politica vengono ridotti a veniali marachelle, casualità, si finisce col perdere di vista i princìpi". (Claudio Magris).
Viviamo in un paese che giudica, condanna e assolve. Fin qui, tutto normale: dov'è che la giustizia non funziona così? Chiarisco. Non parlavo affatto di giustizia. La parola esiste, in effetti, nella nostra lingua, ma il suo significato, nei fatti, un pò meno. I processi in aula sono troppo lunghi, il colpevole si scopre dopo anni. Se si scopre. E allora, cosa pensa di fare il nostro ingegnoso paese? Di abbreviare il rito giudiziario, e di farlo attraverso i media. Non si fa in tempo a scoprire un delitto, che zàcchete: titoloni in prima pagina già puntano il dito contro il sospettato di turno. Si intervista la gente della sua città, meglio ancora se un piccolo paesino, gli si chiede cosa ne pensano di quel reo sospetto, che abitudini ha, che faccia ha, che cosa beve al mattino, dove porta il cane a far pipì, tutti particolari importantissimi eh. Bastano poche parole, qualche 'inciucio' di quartiere, e immediatamente le dita puntate diventano cento, mille. Il sospetto mediatico trova appoggio e legittimazione nel gossip del popolo sovrano. Fino alla sentenza, quella vera. E allora, se sei colpevole, lo spiattellamento in prima pagina continua compiaciuto. Se sei innocente...se sei innocente, paghi. Nessuno smentisce, nessuno ammette che quel dito era seguito a un occhio miope e, insomma, aveva sbagliato bersaglio.
E, poi, Vespone ribalta tutto. Porta nel suo bianco salotto un carnefice popolare ridiventato agnello per somma decisione giudiziaria. Si fa un altro mini-processo, ma giusto per dovere di cronaca stavolta. Cronaca rosa, quasi. Fino al finale buonista: l'agnello viene riabilitato al rango di innocente, Vespone assolve e benedice, il popolo sovrano in sala, che fino a ieri avrebbe scannato la belva, ora applaude l'ex lupo. Ah, la grande generosità degli italiani! Che popolo. Pronto a rinnegare tutto, a fare marcia indietro con un sorriso e una stretta di mano. O un contratto di lavoro, che già, pronto, attende l'agnello mediaticamente travestito da lupo. Che bel lieto fine.
E i colpevoli, quelli veri? I giornalisti che, invece di attenersi ai fatti, giocano con la vita umana e la danno in pasto alla morbosità popolare ergendosi a sommi giudici? Chi li giudica, loro, chi li condanna?
Ha detto tante cose terribili. Terribilmente vere. Che nessuno si indigna, che l'informazione non informa. O, se lo fa, lo fa in maniera distorta. Che invece dovremmo alzare tutti la testa, dire 'basta'. Fregarcene del nostro paese tutto, invece che dei piccoli metri quadri del nostro quartiere.
E dopo, è stato inghiottito nel nulla, il buio di quelle uniformi scure che lo hanno subito ghermito e trascinato via, verso la non-vita.
E mi ha colpito una cosa, tra le altre. Una parte di quella vita ormai solo privata, ma senza un privato 'normale', che si riaccende solo nei momenti pubblici, ha un che di straniante. Teatrale. Come se ci fosse sempre un filtro, come se non riuscissi mai a penetrare davvero il mondo di quel ragazzo che sa descrivertelo, il mondo, fino nei suoi angoli più crudi e perversi.
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"Se l'Uomo va amato, è piuttosto a scapito di Dio, e di alcune convinzioni mortali".
(Daniel Pennac, 'La petite marchand de prose' *)

* per correttezza, mensièure Pennac...che 'Prosivendola' sarà anche un titolo divertente, ma Elena, dico io, che traduzione è??
The University of York Filmmaking Society production presents:
Ovvero, come un piano sequenza lungo 60 secondi possa essere tra le più divertenti ellissi nella storia del cinema.
(Repubblica.it) "John Lennon e Yoko Ono. La coppia organizzò una protesta pacifica restando a letto per una settimana: tra pigiami, baci, fiori e lenzuola, i due lanciarono al mondo un messaggio pacifista che ammoniva soprattutto la politica estera statunitense nel Vietnam"

Punta di invidia.