venerdì, 26 giugno 2009, ore 15:20
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Io me li ricordo, quei tempi. Prima. Prima che il fantasma prendesse il sopravvento
, letteralmente, fisicamente.
Quando tutti imitavano i suoi passetti di danza all'indietro, giocavano al videogioco di Moon Walker, e non riuscivano a prendere sonno se beccavano il video di Thriller alla tv.  Quando alle feste non si ballava altro. Quando i suoi vocalizzi lo resero un mito.
Poi è diventato un fantasma. E io mi chiedo come sia possibile scomparire così, giorno dopo giorno, quando invece hai tutto. Come si possa sprecare talento e fama, cancellandoli con un colpo di bisturi, uno sbiancante, sporche cronache di devianza e malattia. Distruggere tutto.

Ora che se ne è andato, quello che mi colpisce e, francamente, mi inquieta, è che con la stessa velocità la gente sembra aver dimenticato questi fantasmi, osannando la star che era, prima. La stessa gente che lo aveva gettato nel fango, che lo aveva abbandonato e rinnegato, con la sua morte lo ripulisce di tutto e lo venera di nuovo nell'Olimpo dei divi.






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giovedì, 25 giugno 2009, ore 13:17
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martedì, 23 giugno 2009, ore 17:33
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Sapete che c'è? A me fa schifo un settantenne che si serve del suo potere per portarsi a letto, o fare festini, o semplicemente circondarsi di, minorenni o poco più, escort, donne e donnine trasportate da lui 'in stock', come dice Travaglio. Ma non è il primo, non sarà l'ultimo uomo sulla terra, a servirsi del suo potere come arma mercificatoria.

Sapete che c'è? Che a me, in quanto donna e non solo per questo, fanno più schifo quelle che ci stanno.



*canzone del noto cantautore napoletano Tammaro Tony. comico, non fa che venirmi in mente adesso!

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martedì, 23 giugno 2009, ore 16:19



(Repubblica.it)
In un paese tutto televisivo, da almeno due decenni la politica è stata sostituita dalle immagini dei telegiornali, unica autorappresentazione del potere. Si capisce facilmente allora come negli ultimi giorni, nonostante le inchieste di giornali come la Repubblica, sia stato possibile azzerare lo scandalo della prostituzione di regime, oscurare i fatti e annullare il giudizio dell'opinione pubblica. È stato lo stesso Silvio Berlusconi a delineare la strategia: se tutti tacciono, lo scandalo scivola via, e del premier rimane soltanto l'immagine, colorata dalle tv compiacenti, di un uomo di Stato. Il risultato è semplice e spettacolare insieme. Nel racconto delle protagoniste, presunte soubrette o modelle, una sede di fatto istituzionale come Palazzo Grazioli, residenza del capo del governo, è stata ridotta a un privé di escort, ragazze disponibili, teatro di incontri intimi, corteggiamenti sotto l'occhio delle guardie del corpo. Villa Certosa in Sardegna si è trasfigurata in una location di spettacoli grotteschi, talvolta a quanto pare con le aspiranti meteorine in costume da Babbo Natale, in una specie di Hollywood Party strapaesano, o di seriale addio al celibato. Tutto questo senza che ci sia stata una presa di distanza, o semplicemente un giudizio esplicito, da parte delle élite nazionali: anzi, nell'understatement generale, cioè nella condiscendenza di chi detiene responsabilità pubbliche e private, è come se le ragazze che si fotografano a vicenda nelle toilette di Palazzo Grazioli appartenessero anche stilisticamente a un mondo plausibile: il mondo di Noemi, il mondo di Casoria e delle feste notturne a strascico, il mondo notturno e terminale di Berlusconi e del berlusconismo. Come se quelle fotografie, quegli abiti, quei maquillage designassero lo standard stilistico dell'Italia contemporanea, una misura morale fisiologica, perfetta per i tempi, irriducibile a codici e status che non siano quelli negoziabili del denaro e del corpo.

Ecco, in questo clima di sospensione morale, di fronte a una specie di sorda dichiarazione di irresponsabilità, c'è la minaccia che l'amnesia etica diventi una condizione reale di deficit democratico e civile.  (Edmondo Berselli)


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domenica, 21 giugno 2009, ore 10:30
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http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/scalfari-editoriali/editoriale-21-giugno/editoriale-21-giugno.html



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venerdì, 19 giugno 2009, ore 16:56
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A volte guardo un telefilm stupido, il pomeriggio. Ragazze e ragazzi che fanno surf alle Hawaii. Se ne stanno lì, tutto il giorno in costume, tutto il giorno a mollo o a bere cocktail alla frutta. E mi è venuta voglia di campeggio. Di estate. Di quella dolce bolla che ti avvolge tutto il giorno, tornando dal mare per fare la fila alle docce, passeggiando tra profumi di salsicce alla griglia e barbecue, l'odore dell'erba umida e le lucine colorate dei viali, fino al nido della tenda.

Vorrei avere la certezza che a settembre ricominci tutto. Come quando andavo a scuola. Era un pensiero noioso, ma era rassicurante.

Non credo che andrò a votare, stavolta.








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martedì, 16 giugno 2009, ore 16:10
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(Repubblica.it) Per il Pd ha protestato Lanfranco Tenaglia che ha detto: "Nel giorno in cui si sta svolgendo la marcia degli sfollati delle tendopoli dell'Aquila, conclusa con un sit-in a Montecitorio, il Tg1 sceglie di parlare del terremoto in Abruzzo con un servizio sulla ricostruzione della Casa dello studente, certamente una buona notizia ma riferita con stile celebrativo, e con tanto di intervista, al presidente della regione Lombardia Formigoni. Gli avvenimenti in corso a Roma sono stati invece del tutto ignorati". Tenaglia ha poi aggiunto: "Ci avevano raccontato che con un giornalista a tutto tondo come direttore il Tg1 aveva scelto la strada dell'informazione pura, scomoda e senza compromessi. Tutto ciò, invece, non sta avvenendo e avviene anzi il contrario".


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lunedì, 15 giugno 2009, ore 13:47
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http://www.repubblica.it/speciale/2009/appelli/dovere-di-informare/index.html

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lunedì, 15 giugno 2009, ore 13:38
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"Un solo paese, nel mondo libero, poteva riservare gli onori di Stato a una tetra macchietta come il colonnello Gheddafi: il nostro. Un solo premier, nel mondo libero (anzi, semilibero), poteva non solo accogliere nelle più alte sedi istituzionali, ma addirittura baciare con trasporto un soggetto che fino a qualche anno fa foraggiava gruppi terroristici, cacciava ebrei, faceva abbattere aerei di linea come piccioni (Lockerbie, 270 morti), approntava armi di distruzione di massa (vere), bombardava l’Italia senza neppure centrarla: il nostro. Del resto, dal punto di vista coreografico, c’è un solo un leader al mondo che rivaleggi con Muammar Al Tappon quanto a ridicolaggine, tintura, fard, ombretto, per non parlare del corteo di «amazzoni», versione tripolina delle veline di Villa Certosa.
Anche la concezione che i due hanno della democrazia è piuttosto simile, anche se milioni di gonzi italo-padani si erano illusi che Al Tapone fosse almeno uno sfegatato filoamericano, punta di diamante dell’«alleanza contro il terrorismo». Vederlo baciare chi sostiene che «bisogna capire le ragioni del terrorismo» e paragona gli Usa a Bin Laden e sentire Schifani definirlo «uomo di Stato» potrebbe creare qualche spaesamento in un elettorato minimamente avveduto. Dunque non quello del Pdl, che digerisce tutto, anche il fard. Ottimo, come sempre, il Pd che è riuscito a dividersi anche su Gheddafi, grazie all’encomiabile apporto di Mohammed Al Dalemah e del fido Alì Lah Torr, che hanno invitato il colonnello a concionare in Fondazione Italianieuropei. Ribattezzata per l’occasione Beduinieuropei".
(Marco Travaglio)





E mi torna in mente quella strana sensazione. Quando, da piccola, alle feste vedevo gli altri sfocati e distanti. Ora però la stanza si è allargata, ed è diventata un paese intero.

...


...Glu glu....
......glu
.

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giovedì, 11 giugno 2009, ore 11:42
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