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Pannasmontata
"Non potendo rispondere, se non con la menzogna, Silvio Berlusconi ha deciso di portare in tribunale le dieci domande di Repubblica, per chiedere ai giudici di fermarle, in modo che non sia più possibile chiedergli conto di vicende che non ha mai saputo chiarire: insabbiando così - almeno in Italia - la pubblica vergogna di comportamenti privati che sono al centro di uno scandalo internazionale e lo perseguitano politicamente.
E' la prima volta, nella memoria di un Paese libero, che un uomo politico fa causa alle domande che gli vengono rivolte. Ed è la misura delle difficoltà e delle paure che popolano l'estate dell'uomo più potente d'Italia. La questione è semplice: poiché è incapace di dire la verità sul "ciarpame politico" che ha creato con le sue stesse mani e che da mesi lo circonda, il Capo del governo chiede alla magistratura di bloccare l'accertamento della verità, impedendo la libera attività giornalistica d'inchiesta, che ha prodotto quelle domande senza risposta.
In questa svolta c'è l'insofferenza per ogni controllo, per qualsiasi critica, per qualunque spazio giornalistico d'indagine che sfugga al dominio proprietario o all'intimidazione di un potere che si concepisce come assoluto, e inattaccabile. Berlusconi, nel suo atto giudiziario contro Repubblica vuole infatti colpire e impedire anche la citazione in Italia delle inchieste dei giornali stranieri, in modo che il Paese resti all'oscuro e sotto controllo. Ognuno vede quanto sia debole un potere che ha paura delle domande, e pensa che basti tenere al buio i concittadini per farla franca.
Tutto questo - la richiesta agli imprenditori di non fare pubblicità sul nostro giornale, l'accusa di eversione, l'attacco ai "delinquenti", la causa alle domande - da parte di un premier che è anche editore, e che usa ogni mezzo contro la libertà di stampa, nel silenzio generale. Altro che calunnie: ormai, dovrebbe essere l'Italia a sentirsi vilipesa dai comportamenti di quest'uomo".
La chiamano 'empatia'.
Quando vedete un film e ogni nota triste vi stringe il petto come una morsa, avete presente? Quando leggete un libro e, se il protagonista piange, piangete con lui.
No, non per lui. Come lui.
Dopo il lutto, Pietro se ne sta davanti alla scuola di sua figlia, tutto il giorno, passando dal chiosco al bar, dalla panchina alla macchina. Se ne sta lì, indaffarato nel suo nulla, nel suo oblio. Nel suo caos calmo.
Ecco, credo che, oltre ai soliti motivi, quelli che vengono in mente a tutti, cioè i soldi, la realizzazione personale ecc.ecc., una delle ragioni per cui adesso io sento proprio il bisogno di un lavoro sia questa: per non pensare.
P.S.
come sempre, quando di un libro che letto vedo l'adattamento per immagini, il film non mi è piaciuto quanto il romanzo di Veronesi.
Essì, sono tornata.
Alla vita di tutti i giorni. Alla routine.
Però c'è una novità: tra pochi giorni, udite udite, avrò il fantomatico tesserino!
La routine è che sto già iniziando a ricevere il benservito dai molti a cui ho inviato il curriculum.
La novità è che non voglio farmi abbattere, stavolta.
(...la routine è che non sono mica sicura di farcela...il vaso sarebbe anche un pò colmo, eh)
E 'ci serve qualcuno con più esperienza', e gli annunci che 'almeno 2 anni nel settore', e i concorsi poco limpidi, in cui il criterio di selezione unico e solo è la 'conoscenza' (e non certo della materia...), e blablabla.
Cosa devo fare, dimenarmi mezza nuda a Portocervo? Mandare un book a Emilio Fede?
Quasi quasi, comincio con l'iscrivermi in palestra.
Ci vuole un fisico bestiale.
Colori. Rosso, arancione, giallo, marrone. Profumi accesi, sapori di spezie. Folle festanti, motorini invadenti, venditori urlanti. Il deserto. La pace, l'alba silenziosa, oltre le dune. Ho visto bambini, occhi tristi di gattini smunti. Ipocrisia. Integralismo. Donne velate. Donne violate. Facciate. Mosaici blu, gialli, verdi e rossi. Avidità. Sorrisi di bimbi, sorrisi di furbi. Tè alla menta. La faccia del re in ogni casa, kasba, ksar. Squallore e opulenza. Rocce e vallate, civiltà di pietra. Pianure e capre. Cecità. Occhi che frugano. Caldo, e calore.