martedì, 27 ottobre 2009, ore 13:10
scarabocchiato da Lunatik in

Apro Repubblica e leggo, "Grande Fratello: ascolti boom".
Boom.
Un altro colpo alla speranza che
qualcosa cambi...

Marrazzo s'è rifugiato in monastero.

Boom.

E il nostro, si vocifera abbia la scarlattina.
..Kaboom!



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domenica, 25 ottobre 2009, ore 16:59
scarabocchiato da Lunatik in

Una cosa che mi diverte tantissimo delle partite di calcio è aspettare il momento del goal. Indirettamente.
Perchè a me,
del calcio, non me ne frega nulla (solo della finale dell'Italia. mi piace lo spirito di partecipazione, che ha un vago sapore patriottico, ecco). Ma per tutta la mia città, quando gioca il Napoli è festa grande.
E a me diverte sentire i boati di gioia all'unisono, le trombette che strombazzano, le grida di esaltazione e gioia, che mi informano del risultato anche senza bisogno di guardare la tv.

E odio l'ora solare. Le ore di buio che avanzano, subdole e legittimate dal cambio di guardia, mi rendono inquieta, non so perchè.



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domenica, 25 ottobre 2009, ore 13:14
scarabocchiato da Lunatik in

Quello che mi infastidisce dello scandalo su Marrazzo, non è che vada a transessuali.
Sono abitudini private, ammetto che mi hanno lasciato un attimo interdetta, ma non hanno niente a che fare con il suo (ex) incarico pubblico.
Mi infastidisce che i ricattatori fossero due carabinieri, ovvero due numi tutelari dell'ordine pubblico, della legge e della giustizia (?).
E che quello lì abbia fatto orecchie da mercante, insabbiando tutto, negando e ritrattando, assoldando Signorini per distrarre l'opinione pubblica dalla faccenda Noemi&co., mettendo i suoi scagnozzi televisivi sulle tracce di chiunque osi contraddirlo (vedi caso Mesiano) per ridicolizzare e distruggere il nemico, disseminando i suoi servetti nei programmi "contro" (vedi Belpietro ad Annozero), rifiutando qualunque contradditorio nonchè ammissione di colpa (vedi domande evase di Repubblica).
Mentre Marrazzo, che ha un ruolo politico ben meno rilevante del nostro, non solo ammette tutto, ma è pressato a tal punto da dover dare le dimissioni.
Due pesi e due misure mi fanno proprio incazzare, eh.

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sabato, 24 ottobre 2009, ore 15:17
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Credo che la vittoria di 'Brotherhood', al Festival del Cinema di Roma, sia un segnale importante. Perchè le aggressioni omofobe a Roma stanno purtroppo diventando più la norma che l'eccezione. Perchè il nostro paese in generale vive un periodo di intolleranza, di violenza, non certo rassicurante.
Il film di Nicolo Donato che si è aggiudicato il Marc'Aurelio d'Oro racconta la storia d'amore tra due neonazisti omosessuali. Ma non è l'unica storia di denuncia ad aggiudicarsi un premio al Festival. 'L'uomo che verrà' (di Giorgio Diritti), sulla strage di Marzabotto, ha ricevuto il Marc’Aurelio d’Argento, il Marc’Aurelio d’Oro del pubblico e il premio speciale La meglio gioventù.
Migliori interpreti: Helen Mirren per 'The Last Statione Sergio Castellitto per 'Alza la testa' di Angelini.




(una scena del film vincitore)

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venerdì, 23 ottobre 2009, ore 16:40
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Non si può dire B, se il padrone pensa (o semplicemente, dichiara) A.
Così, il povero Giulietto è sotto attacco. E non del fuoco nemico! Menomale che c'è Umberto, a difendere il povero Giulietto...eh, batte i piedi lui, 'Giulio non si tocca, sennò faccio cadere tutti, oh-oh'.
Che esempi di fulgide virtù.
Che valori morali, questi politicanti.



Cose da pazzi.


 

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lunedì, 19 ottobre 2009, ore 23:37
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Pensavo che mai lo avrei detto.
Ma Tremonti*, stavolta, un pò ragione ce l'ha.


* http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/economia/occupazione/tremonti-postofisso/tremonti-postofisso.html

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domenica, 18 ottobre 2009, ore 15:02
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Ma, mi chiedo, quanto crede di campare ancora?
Ha 73 anni, un'età da pensione, un'età da nonno vecchio e un pò rincitrullito, insomma. Sì, Napolitano ne ha dieci di più, ma credo sia consapevole, arrivato alla sua età, di non essere eterno. Ora questo 73enne, fin troppo arzillo ma comunque 73enne, vorrebbe cambiare la Costituzione. Un atto di una grevità - oltre che gravità - incredibile. Un atto che cambia per sempre il volto di un paese, ne stravolge la storia, i valori, l'agire sociale, politico, civile. Un atto che si declina al futuro, inevitabilmente. Quello dell'Italia che verrà e nella quale, lui, non ci sarà per molto ancora, è un fattore anagrafico inconfutabile. O, se ci sarà, non ci sarà nel pieno delle facoltà mentali, ecco.
Insomma, ma questo qui, si crede (pure) eterno?




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sabato, 17 ottobre 2009, ore 14:03
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Così scrive oggi Michele Serra su 'Repubblica': "[...] la costruzione del servizio (pedinamento di un magistrato ritenuto "nemico" del proprio editore, così da indicarlo all'odio e al dileggio della propria curva tifosa), e la sua messa in onda nel programma mattutino della rete generalista di Mediaset, con tanto di commento demolitore (e "senza contraddittorio", come dice l'onorevole Gasparri quando attacca la Rai) di due giornalisti del gruppo, impedisce di credere che si tratti di un banale incidente [...].
In una confusione oramai patologica, irreversibile e venefica (per il paese intero) tra patrimonio politico e patrimonio personale del Capo. È la voglia di andare a stanare dal barbiere Mesiano, sputtanarlo (verbo berlusconiano) con qualche sciatta considerazione sul suo abbigliamento del sabato mattina, dargli dello "stravagante" perché fuma (?!), evitare che anche una sola parola sia spesa in sua difesa (nel vituperato "Anno zero" i giornalisti e i politici di destra hanno una postazione fissa), perché distruggere la persona è il sistema più rapido per risolvere i contenziosi, e levare di mezzo l'ingombro"

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domenica, 11 ottobre 2009, ore 17:17
scarabocchiato da Lunatik in faccio cose, wattafak

Mi sono iscritta ad un concorso.
Richiedono laureati della mia facoltà, tra gli altri profili.
E' un concorso bancario.
Mi viene in mente quella canzone di Gino Paoli, 'eravamo tre amici al bar, uno si è impiegato in una banca'. Come se a quel tavolo, tra quei vecchi amici, ora ci fosse un sogno in meno, una speranza cristallizzata in abiti borghesi, per lo stipendio fisso, per la sicurezza.
Ma, mi dico, di questi tempi.
E poi, bè, le spalle coperte sono un pò più forti per costruirci i tuoi sogni. Sempre che, corna facendo, l'esito ti copra le spalle.
Non so se sperare che sia così, o il contrario, davvero.
Ma scrivo questo post con un pò di tristezza.


Come si cambia, per ricominciare.
C'è bisogno che tutto cambi perchè tutto rimanga com'è.






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domenica, 11 ottobre 2009, ore 12:40
scarabocchiato da Lunatik in

(Repubblica.it) [...] Queste affermazioni, sostenute a caldo e a tiepido dal premier, dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, si fondano su premesse discutibili, anzitutto sul piano dei fatti. Dati per scontati. Che scontati non sono.
Il primo fatto è che Berlusconi sia un presidente "eletto dal popolo". È quanto meno dubbio. Perché l'Italia non è (ancora) un sistema presidenziale. I cittadini, gli elettori, votano per un partito o per una coalizione. Non direttamente il premier o il presidente. Alle elezioni politiche del 2008 il partito di cui è leader Berlusconi, il Pdl, ha, infatti, ottenuto il 37,4% dei voti validi, ma il 35,9% dei votanti e il 28,9% degli aventi diritto. Intorno a un terzo del "popolo", insomma. Peraltro, prima di unirsi con An, fino al 2006, il partito di Berlusconi era Forza Italia, che non ha mai superato il 30% dei voti (validi). Al risultato del Pdl si deve, ovviamente, aggiungere il 10% (o l'8%, a seconda della base elettorale prescelta) ottenuto dalla Lega. I cui elettori, però, non hanno votato per Berlusconi. Visto che al Nord la Lega ha sottratto voti al Pdl, di cui è alleata e concorrente. E quando ha partecipato al governo (come in questa fase) si è sempre preoccupata di fare "opposizione". Questa considerazione risulta ancor più evidente se si fa riferimento al risultato delle recenti europee. Dove si è votato con il proporzionale e con le preferenze personali. Il Pdl, il partito di Berlusconi, ha infatti ottenuto il 35,3% dei voti validi, ma il 33% dei votanti e il 21,9% degli aventi diritto. Lui, il Presidente, ha personalmente ottenuto 2.700.000 preferenze. Il 25% dei voti del Pdl, ma meno del 9% dei votanti. Il risultato "personale" più limitato, dal 1994 ad oggi.
Tutto ciò, ovviamente, non intacca la legittimità del governo e del premier. Semmai la sua pretesa di interpretare la "volontà del popolo". D'altronde, si vota una volta ogni cinque anni, mentre i sondaggi si fanno quasi ogni giorno. Per cui, più che sul voto, il consenso tende a poggiare sulle opinioni. Sulla "fiducia". Ma stimare la "fiducia" dei cittadini è un'operazione difficile e opinabile. Che non coincide con il consenso elettorale. Non si capirebbe, altrimenti, perché, se davvero - come sostiene Berlusconi - il 70% degli italiani ha fiducia in lui, alle recenti elezioni europee il Pdl si sia fermato al 35%, la coalizione di governo al 45% e le preferenze personali per il premier al 9% (dei voti validi).
(Ilvo Diamanti)


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