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Pannasmontata
E' che son successe tante cose.
Una è feisbuc, lo ammetto.
Tra campi da arare e cuccioli da accudire, e amicizie da rinverdire...mi ha risucchiata nel suo malefico vortice!
L'altra è il tesserino.
L'iscrizione all'albo era avvenuta con successo (e profumate spese) già mesi fa. Attendevo la fatidica consegna dell'oggetto del desiderio. C'è stata, oggi.
Ora posso dire con maggiore cognizione di causa quanto io odii gli ordini professionali. E' stato un bel momento, stringere fra le mani il tesserino, frutto di sudore e lacrime - e i fedelissimi di questo blog lo sanno (ahiloro, pure troppo). Ma quei preamboli pomposi...quando la verità, è che ci lasciano soli. Da quando intraprendiamo questo mestiere a quando arriviamo, se arriviamo. Chi ci tutela dallo sfruttamento, dal mancato compenso, dai sogni trattati come pezze? Chi ci tutela per l'inserimento sul lavoro, una volta ottenuto il tesserino?
Domande senza risposta.
(o meglio, la risposta c'è. solo che è...sbagliata!)
E poi c'è stato un colloquio. E la proposta di collaborazione (senza assunzione, son stati chiari al riguardo). Con IL giornale - no, non quello di Feltri. quello dei miei sogni.
Ma si sgomita moltissimo, c'è una gerarchia da rispettare. Lavori tanto, ma ti pubblicano la metà di quello che scrivi. Alterno euforia a disillusione, come sempre mi fa sentire questo mestiere. Viva. Senza certezze. Ma me la gioco tutta, quest'occasione.
Io, invece, udite udite, ne ho aperto uno.
Ebbene sì. Ho ceduto. Per prova, ma ho ceduto.
Lo scetticismo rimane, l'effetto gossip-vetrina c'è, è indubbio. Però, mi son detta, se lo si usa in modo da evitare il più possibile certi effetti collaterali, magari non è tanto male.
Infatti ammetto (con fastidio, ma lo ammetto ;) che, tutto sommato, ha dello sfizioso.
Subito mi sono buttata sui vari test e applicazioni del cavolo, come ape sul miele (ma perchè ci piace tanto fare i test anche quando sappiamo benissimo che sono fasulli?...sarà un retaggio delle varie riviste sfogliate dal parrucchiere, del Cioè?).
Ma gli anziani inquilini di fb mi confermano che è un effetto normale, passerà. Evviva.
Intanto, ci sono alcune cosucce che, della galassia fb, ancora non capisco:
1) ma perchè si usa la terza persona per gli stati d'animo personali?
2) ma perchè tutti si fanno le foto a testa in sù e nell'atto di mandar baci all'obiettivo?
3) ma perchè non ci sono le emoticon. e soprattutto, l'ingiustizia somma. c'è il tasto "mi piace quest'elemento" ma l'opzione "non mi piace", no??
SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.
Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.
Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.
(ROBERTO SAVIANO)
Sto pensando di abbracciare la tesi di Baricco (non potendo abbracciare lui...).
Che ci siano al mondo molti capolavori sopravvalutati, che capolavori non sono poi tanto, insomma.
Opinioni soggettive le mie, eh.
Però. Ecco, per esempio, ieri ho visto Burn after reading, dei fratelli Cohen. Hanno fatto dei film geniali, ma questo, tanto chiacchierato, non mi è piaciuto.
E' un calderone di tutti i clichè che hanno fatto la fortuna del loro cinema, cinismo, violenza gratuita, equivoci e ancora cinismo. Però messi lì alla rinfusa, non so.
Poi ho visto L'uomo che fissa le capre. Anche qui, l'idea di base è valida, ma viene raccontata senza convincimento, a mò di farsa. Certo, la teoria dei poteri psichici è ridicola, ma si poteva farci dell'ironia senza banalizzarla, secondo me.
Che fine hanno fatto i terremotati d'Abruzzo, che fino a pochi mesi fa albergavano in ogni tg e talk show facendo registrare, si pavoneggiava Un certo tg, ascolti record?
Quel che è certo, è che albergano ancora nelle tendopoli, in pieno inverno.
Ma nessuno più ci racconta come stanno, cosa pensano, se sperano ancora. Nè cosa sta facendo il governo per loro, cosa ancora più grave.
Oggi esiste solo l'influenza A. Tutto il resto è noia.
Sapete che c'è?
Che oggi il sogno sta assumendo contorni materiali.
Sento che è soprattutto un lavoro, un lavoro come tanti. Quello che ti dà da mangiare, che ti veste, ti dà la possibilità di avere dei figli, una famiglia. Una pensione.
E dietro ogni notizia non ci sono quei begli ideali in cui credevo (e credo ancora) io.
Non che il giornalista sia uno senza etica o morale, nè tantomeno lo è un artista o uno scrittore.
Ma larga parte di quello che c'è dietro a ciò che il secondo fa e il primo racconta, è il denaro, la fama, il commercio insomma.
Come la caduta degli ideali nelle loro copie, quelle cose lì.
E non lo dico in tono di rassegnazione o tristezza, anzi.
Ma da adulta. Consapevole.
Realista, ecco.
Come quella frase di Kerouac.
"Dove andiamo? Non lo so. Ma dobbiamo andare"
Se dovessi pensare a un film sulla caduta di Berlino, ce ne sono tanti eh, ma io direi Le vite degli altri.
Dà il senso dell'ingiustizia, quella di ogni guerra, che si combatta dalla parte del bene o del male. Perchè, alla fine, quel che conta è il potere. Perchè dividere in due una città, perseguitarne gli abitanti, non è ristabilire gli orrori commessi da Hitler. E' perseguitare degli innocenti, imprigionarli, senza che abbiano colpe, se non quella di essere tedeschi. Ossia, una colpa di razza, la stessa che perseguitava Hitler.
Mi ricordo le scene alla tv dei berlinesi che picconavano il muro.
Mi ricordo The Wall, e il video di Alan Parker.
Ci sono, per me, delle condizioni ottimali per vedere un film.
Sono in stato di grazia quando fuori piove un mondo freddo. Meglio ancora se è di domenica.
Sprofondo nella mia poltrona, e parto.
Mi sono innamorata di lui in un giorno così, ma alla tv.
E ieri era una giornata di grazia. Diluviava, ed era perfino domenica. Wow.
Così sono partita alla volta di Lezione 21, prima prova di regia di lui, Baricco.
Sa parlare di cultura in un modo che...ti trascina, ti avvince, ti fa venir voglia di leggere all'istante l'intero scibile umano! Una cosa stupenda. Uno così, lo sposerei. Potrei pendere dalle sue labbra anche a sentirlo leggere le istruzioni del televisiore. In finlandese.
Ma quando scrive, non so, perde questa carica. Tutto si allenta...in una parola, diventa prolisso. Interessante, validissimo, ma prolisso.
E così il film l'ho trovato...stralunato.
E' l'esposizione di una singolare teoria sulla genesi e la validità della IX Sinfonia di Beethoven, l'Inno alla Gioia. Il racconto è stratificato su più piani, che si intrecciano e si ingarbugliano, aiutati da immagini che anticipano gli eventi, o si inseriscono qua e là tra un piano e l'altro sottoforma di digressioni, commenti sul filo conduttore della storia. Che è, appunto, la sinfonia. Così come la racconta uno strambo professore nella lezione più famosa tra i suoi studenti, la 'lezione 21'. Ed infatti non è lui a raccontarcela direttamente, ma la voce degli stessi studenti, il loro ricordo appassionato e pieno di devozione. E poi i personaggi del metaracconto su cui la lezione è imbastita, che vivono in una dimensione stralunata, appunto, figurata. Uno scenario bellissimo, tutto immerso nella neve, avvolto dalla splendida musica di Beethoven, in un'epoca indefinibile, sicuramente passata a giudicare dai costumi, ma non dal linguaggio, che è quello dei nostri giorni. A questi strambi personaggi senza tempo è affidato il compito di figurare,impersonare anzi essi stessi, la critica alla sinfonia.
La tesi su cui è impostata la storia è interessantissima, originale il modo di condurla. Ma qua e là, tutti questi fili intrecciati tra loro rischiano di confondere. Resta comunque un film originale, forse a tratti troppo.
Io, il tutto l'avrei visto meglio raccontato dalla voce di Baricco stesso, che vi devo dì,c'ho il debole. In una delle sue splendide lezioni, quella polifonia di piani narrativi così unici e affascinanti, che me lo fanno tanto assomigliare al mitico professor Killroy del racconto.